SAMUELE SCRIVE ALLA CHIESA EVANGELICA DI TREZZANO ROSA:
Alla
Chiesa Evangelica di Trezzano Rosa,
chi
vi scrive è Samuele Manera, credo che non servano presentazioni in
quanto cresciuto all'interno di questa comunità. Prima di arrivare
al nocciolo della questione e soprattutto del perchè abbia deciso di
scrivere questa lettera, desideravo far sapere che nel corso di
questi anni ho innanzitutto potuto riscoprire, anzi scoprire la vera
la gioia della fede in Cristo scoprendo che Lui mi ama, mi ama per
quello che sono, anche nella mia condizione di peccatore. Attraverso
le Scritture ho scoperto come tante cose che mi sono state insegnate
non siano perfettamente conformi agli insegnamenti di Cristo. Ho
scoperto che essere cristiano significa molto di più che appartenere
a un movimento religioso, che significa molto di più che adagiarsi
su abitudini e tradizioni, a volte malsane, di una comunità che
predica il vangelo ma non vive in esso. Ho scoperto che essere
cristiano è una gioia che riesci a trovare anche nell'intimità
della propria casa quando non ti rimane che la lettura e la preghiera
e che diventa ancora più grande quando puoi condividerla con chi,
come te, ha la tua stessa fede. Immagino che può essere strano
sentire dire da me queste parole, ma quello che posso dirvi è che
più volte ho rimesso la mia vita nelle mani di Dio e più di una
volta ho capito che quello che mi è successo nella mia vita e che
ancora mi sta accadendo è quello che Dio ha scelto per me, sarà lui
a tirare i fili della mia vita e di certo non sta a me o a chiunque
altro cercare di comprendere i suoi piani, anche se possono
apparentemente sembrare incoerenti. Durante questa esperienza ho
capito anche che cosi come io ho bisogno di essere amato e perdonato,
di conseguenza io devo fare lo stesso con gli altri, e quindi mi sono
reso conto che tutti i rancori che avevo, anche verso tutti voi, non
avevano più motivo di esistere ed ecco perchè ho sentito il bisogno
di riallacciare i rapporti innanzitutto con la mia famiglia, così
come è avvenuto.
Ma
un'altra cosa che ho capito è anche l'ipocrisia nella quale sono
cresciuto per molti anni in una comunità che non trovo, e non è,
in armonia con quella che la Chiesa di Cristo dovrebbe essere. Sono
cresciuto in una Chiesa fatta più di divisioni e ipocrisie che di
amore e carità, ed è proprio per questo che ho deciso di scrivervi.
Come
ho detto prima ho avuto la gioia di riappacificarmi con la mia
famiglia, ma proprio questa riappacificazione mi ha portato a
conoscenza di quanto accaduto a mia sorella Katja che ho avuto il
piacere di riabbracciare, ma quando quella sera lei se né andata, io
rimasi con la gioia di averla rivista e la tristezza nel cuore per le
sue parole. Anche lei allontanata, lasciata sola, condannata per
qualcosa che probabilmente non gli è stato nemmeno consentito di
spiegare, o se lo ha fatto, ovviamente non è stata creduta. Mi ha
lasciato una ferita enorme questa cosa perchè nonostante quello che
già era successo con me, nonostante dopo tutto il dolore che quella
vicenda ha portato, ancora oggi si continuano a perseguire gli stessi
identici errori di sempre. Mia sorella ha sicuramente commesso un
errore, ed è vero che Dio esorta alla sua Chiesa anche la
disciplina quando un fratello o una sorella cade in errore, ma
insegna soprattutto l'amore, questa è una cosa essenziale e
fondamentale che dobbiamo tutti noi capire, lasciando da parte i
pregiudizi, i giudizi, i rancori, e cercare di vivere in armonia e in
serenità con noi stessi, ma soprattutto con il volere di Dio. Il
vostro modo di disciplinare non trova riscontro nella Bibbia, infatti
nelle Sacre Scritture non esiste un complesso di norme disciplinari
come lo intendiamo noi oggi, anche se allo stesso tempo il tema
della disciplina non è completamente assente. La stessa parole
“disciplina” è molto rara nella Bibbia e spesso sta ad indicare
qualcosa di diverso rispetto a quello che generalmente si intende
oggi. Nel Nuovo Testamento la parola “disciplina” è citata solo
cinque volte (Efesini 6:4, Ebrei 12:5,7,8,11) e altre quattro nel
Vecchio Testamento (Deuteronomio 11:2, Salmi 50:17, Proverbi 3:11 e
6:27). Nei versetti dove la disciplina viene menzionata facendo
riferimento a quei comportamenti da tenere in caso di peccati
all'interno della chiesa, essa non riporta delle procedure standar da
seguire sempre, né tanto meno sanzioni da applicare nella generalità
dei casi di peccato. Quindi ogni peccato deve essere verificato e
valutato per poi, se necessario, prendere provvedimenti disciplinari.
Saprete
meglio di me che ci sono diverse occasioni nella Bibbia dove viene
insegnato il quando e il come procedere all'applicazione di un
provvedimento disciplinare nei confronti di un fratello in Cristo.
Nel Nuovo Testamento ci sono casi espliciti che prevedono, sempre
dopo un'attenta valutazione e non in maniera categorica, il
provvedimento disciplinare, ma è anche bene ricordarsi che con la
discesa dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste (Atti 2:1-4)
nasce la Chiesa di Cristo, che non è il popolo di Israele del
Vecchio Testamento, né si identifica in nessun sistema giuridico,
infatti la Chiesa di Cristo è un organismo dove le leggi culturali e
cerimoniali del Vecchio Testamento perdono il loro valore. La Bibbia
ci insegna che i cristiani sono forestieri e pellegrini in questo
mondo, chiamati ad ubbidire alle leggi di ogni nazione in cui vengono
a trovarsi e soprattutto esortati a vivere nell'amore, quindi le
norme e le sanzioni previste da Dio per il popolo di Israele
nell'Antico Testamento non possono essere applicate nella Chiesa
odierna, soprattutto quando, nel Nuovo Testamento, ne esistono di
nuove. Allora quando, alla luce delle Scritture, sono previsti dei
provvedimenti disciplinari? Nei seguenti casi:
Il
peccato personale di qualsiasi tipo, Matteo
18:15-17 dice: “...Se
il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va e ammoniscilo
fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo
fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone,
perchè ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni, se
poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà
neanche la comunità; sia per te come il pagano e il pubblicano...”.
I falsi insegnamenti
1
Corinzi 3:10-11 “...secondo la grazia di Dio che mi è stata
data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento, un altro
poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno sia attento come vi costruisce
Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già
vi si trova, Gesù Cristo...”. I
fomentatori di divisioni Tito 3:10-11 “...ammonisci
l'uomo settario una volta e anche due, poi evitalo, sapendo che un
tal uomo è traviato e pecca, condannandosi da se...”.
Il
peccato di fornicazione, e
qui desidero soffermarmi in quanto nella Bibbia c'è scritto: 1
Corinzi 5:1-5 “...Si
sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità
tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno
convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di orgoglio,
piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a
voi colui che ha compiuto un'azione simile! Ebbene, io, assente con
il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi
presente, colui che ha compiuto tale azione. Nel nome del Signore
nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio Spirito insieme alla
potenza del Signore nostro Gesù, questo individuo venga consegnato a
Satana a rovina della carne, affinche lo Spirito possa essere salvato
nel giorno del Signore...”.
Innanzitutto è bene precisare che per fornicazione si intendono
tutti quegli atti sessuali estremi e perversi, infatti nel brano
citato si sta parlando di un caso di incesto all'interno della Chiesa
di Corinto. L'apostolo Paolo giudicò il fornicatore con la frase
“...consegnato a
Satana, per la rovina della carne, affinchè lo Spirito sia salvato
nel giorno del Cristo Gesù..”,
questa espressione usata dall'apostolo suona letteralmente “sia
dato nelle mani di Satana” e viene ribadita anche in 1 Timoteo 1:20
“...da questi Imeneo e
Alessandro, che ho consegnato a Satana, perchè imparino a non
bestemmiare...”, tale
espressione significa che il peccatore, essendo tolto dalla comunione
della Chiesa, si ritrova quindi nel mondo, ovvero nella sfera
operativa di Satana (Colossesi 1:13). Cosi come l'espressione “rovina
della carne” si riferisce alla mortificazione della natura
peccaminosa.
La
fornicazione mina la santità della persona ed è per questo che il
Signore considera grave il peccato di fornicazione perciò, qualsiasi
genere di fornicazione deve essere condannata dalla Chiesa che,
valutando con attenzione i singoli casi, giungerà al giusto
provvedimento disciplinare che può arrivare fino alla scomunica
dalla comunione della Chiesa. In ogni caso nelle Scritture non esiste
un solo genere di peccato che rientra nel peccato di fornicazione, né
vi è una situazione standar che possa essere presa come unico
riferimento disciplinare perchè non esiste un unica sola soluzione
disciplinare applicabile, ma una varietà di provvedimenti da
modulare caso per caso.
Ho
voluto citare alcuni casi (mancano la bestemmia, l'avarizia,
l'idolatria, l'ubriachezza) di quando è possibile applicare dei
provvedimenti disciplinari, ma voglio soffermarmi soprattutto su come
applicare questi provvedimenti, ovvero come, alla luce degli
insegnamenti di Cristo e dei suoi apostoli, tutti i cristiani devono
comportarsi verso i fratelli che commettono peccato.
Nelle Chiese moderne viene costatata la tendenza di sottovalutare la
necessità di applicare una sana disciplina biblica, altre volte,
invece, si vede dappertutto il peccato e di esagerare nell'attivare
provvedimenti disciplinari. Entrambe queste tendenze passano da un
estremo all'altro non considerando invece l'equilibrio insegnato
nelle Scritture le quali esortano, nel disciplinare un fratello, ad
avere tre caratteristiche fondamentali: la mansuetudine, il dolore
con amore, la fermezza fraterna.
La
Mansuetudine, “...Fratelli,
se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo
con spririto di mansuetudine...”,
lo spirito di mansuetudine è caratterizzato da una profonda umiltà
che permette di evitare di ferire il fratello che ha peccato,
desiderando profondamente la sua riabilitazione. La mansuetudine è
uno dei frutti dello Spirito Santo! Galati 5:22 “...il
frutto dello Spirito Santo invece è amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo...”.
In pratica la mansuetudine vuol dire permettere alo Spirito Santo di
controllarci fino al punto si essere perfettamente al di sopra delle
parti e di evitare ogni parzialità, fino al punto di diventare
capaci di formulare giudizi obbiettivi e giusti che Dio stesso
formulerebbe. Significa evitare ogni spirito di perseguzione nei
confronti degli altri e significa anche essere pronti a confessare i
propri peccati se ciò è necessario. Essere mansueti significa non
cercare la punizione disciplinare ad ogni costo ed evitare la “caccia
alle streghe”, ma valutare con obbiettività e attenzione caso per
caso. Nel rispetto e nell'amore per quello che, pur essendo
peccatore, è un fratello in Cristo.
Dolore
e Amore, “...Al
contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo, che talora
non abbia a rimanere sommerso da troppa tristezza. Perciò vi esorto
a confermagli il vostro amore...” 2
Corinzi 2:7-8. E' molto chiaro in questi passi come, alla comunità
di Corinto, viene insegnato a non rompere i ponti col peccatore. I
Credenti devono essere incoraggiati a continuare i rapporti con il
fratello che ha sbagliato, non certo per approvare il suo
comportamento ma piuttosto per fargli sentire il proprio amore.
Questo gesto di profondo amore non può sussistere se non si prova un
profondo senso di dolore per il peccato commesso, un sincero
dispiacere che non deve paralizzare il credente, ma anzi spingerlo ad
agire per la salvezza del fratello. Per il bene del fratello che ha
sbagliato i credenti sono esortati a perdonarlo, per evitare che sia
oppresso da eccessiva tristezza. Il saper perdonare non è solo un
gesto di amore, ma un dovere dettato dal fatto che ognuno di noi a
sua volta è stato perdonato dal Signore che si è sacrificato per il
perdono di tutti i nostri peccati.
In
fine la Fermezza Fraterna, “...non
consideratelo un nemico, ma ammonitelo come un fratello...”
2 Tessalonicesi 3:15. L'ammonizione può e deve accompagnarsi con
l'amore fraterno cosi come c'è scritto anche in 2 Corinzi 2:7
“...cosicchè voi
dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perchè egli
non soccomba sotto un dolore troppo forte...”. Il
rispetto per il fratello ci deve essere anche se non deve inibire
l'azione disciplinare, sempre se questa si rende necessaria. La
tenerezza e la dolcezza verso i fratelli di Corinto non impediva
all'apostolo Paolo di scrivere loro con fermezza, infatti dice in 1
Corinzi 4:14 “...non
per farvi vergognare, ma per ammonirvi come miei cari figli...”.
La fermezza fraterna, inoltre, significa non sottovalutare il
peccato, ma affrontarlo con decisione pur sempre nell'amore per il
fratello che lo ha commesso, ricordandosi che quando necessita di
intervenire disciplinarmente ci si ricordi di essere tutti figli
dello stesso Padre, il quale è l'unico e solo giusto giudice. La
fermezza fraterna significa pregare, anche per ore e giorni, al fine
di raggiungere un'armonia fraterna che consenta di attivare
un'efficace procedura disciplinare. L'equilibrio fra fermezza e amore
non può essere improvvisato, ma sarà il risultato di un'unità
costruita sulle ginocchia della preghiera, solo in questo modo la
Chiesa, come un solo uomo potrà realizzare quanto c'è scritto nella
lettera di Giacomo 5:20 “...chi avrà riportato indietro un
peccatore dall'errore della sua via salverà l'anima del peccatore
dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati...”.
Inoltre è importante precisare che in qualunque occasione un
fratello abbia peccato è certo che ogni accusa deve essere provata e
che, di conseguenza, ad ogni persona accusata deve essere garantito
un “diritto di difesa”. E' inoltre vero che sia necessario un
atteggiamento di umiltà da parte di chi è in errore nella
consapevolezza di aver peccato e che, inoltre, non abbia quest'ultimo
da chiudersi nei confronti di chi non lo hanno amato al fine di
evitare rancori e tensioni.
Alla luce di queste riflessioni sulla base di quello che la Bibbia
insegna sulla disciplina nella Chiesa di Cristo, io credo che, negli
specifici casi verificatisi nella Chiesa Evangelica di Trezzano Rosa
che tutti conosciamo, oltre a non aver mai attuato un giusto processo
di valutazione dei vari casi, oltre a non essersi dedicati alla
preghiera per la risoluzione degli stessi casi e oltre ad aver
frettolosamente preso gli stessi provvedimenti disciplinari di sempre
(sospensione dalla comunione, allontanamento dell'individuo, togliere
il saluto e considerare il fratello come un essere da evitare), non
si è mai e poi mai lasciato agire lo Spirito Santo lasciandosi
andare all'amore, alla compassione, alla benevolenza, ma si è sempre
preferito mettersi sul piedistallo e rendersi giudici degli altri. Mi
spiace ma sono gli insegnamenti del Cristo nel quali si ha creduto a
dire che comportamenti come questi sono sbagliati! Non è questo che
Dio si aspetta dalla sua Chiesa, una Chiesa che purtroppo si è
incanalata in pensieri, azioni, tradizioni che nascono dal pensiero
dell'uomo ma che non provengono dagli insegnamenti che Cristo ci ha
lasciato nei vangeli. Chi siamo noi per togliere il saluto, per
allontanare un fratello o per rompere i contatti con lui perchè è
caduto in errore? E' giusto disciplinarlo, ma sempre con amore, non
con atteggiamenti che non fanno di certo onore a Dio che ci guarda e
giudica. Ricordiamoci che tutti noi agli occhi di Dio siamo dei
miseri peccatori e con i nostri peccati abbiamo messo in croce Gesù
Cristo il quale, nella sua infinita misericordia, si è immolato e ci
ha resi tutti uomini liberi dai peccati che abbiamo commesso e liberi
anche dai peccati che commetteremo! Se abbiamo creduto in questo come
possiamo non provare amore per un peccatore come noi? Come possiamo
pretendere di giudicare le azioni di altri quando i primi imperfetti
siamo noi?Magari nel silenzio delle proprie case, perchè vi
garantisco che all'interno di questa Chiesa vi sono altri casi, e ne
conosco nomi e cognomi, di adulterio e fornicazione, di matrimoni che
hanno rischiato di saltare perchè le mogli si sono infatuate di
altri uomini, e solo qualche mese fa ho scoperto di persona che tra
voi vi è un ragazzo che ha commesso peccato di omosessualità,
proprio come me, eppure queste persone vengono la domenica e spezzano
il pane con tutti voi. Non si può più tollerare un'ipocrisia così
e non si può più tollerare che ci sono persone che sanno e che
stanno in silenzio, perchè queste persone forse non si rendono conto
che coprendo il fratello non si fa altro che essere complici di
quello che sta facendo. Se si è davvero dei cristiani dobbiamo
sapere bene di essere creature di Dio che siamo al mondo allo scopo
di testimoniare l'amore di Cristo! Non possiamo pretendere di farlo
quando non siamo capaci di amare il nostro prossimo, e non possiamo
pretendere di farlo quando una Chiesa vive in un'ipocrisia così
meschina, Gesù ci insegna: “ama il tuo prossimo come te
stesso”...amare il prossimo come amiamo noi stessi è
l'insegnamento per eccellenza che ci ha dato il Cristo forse proprio
perchè è il più difficile da applicare. Io non credo che ognuno di
noi vorrebbe essere allontanato dai propri affetti, non credo che ad
ognuno di noi farebbe piacere camminare per strada o trovarsi in un
luogo insieme a persone che si girano dall'altra parte per evitare il
saluto, io non credo che ad ognuno di noi farebbe piacere sentirsi
giudicato e condannato, eppure siamo tutti pronti a farlo verso il
proprio fratello o il prossimo, nonostante per primi non siamo
immacolati difronte a Dio! Smettiamola di continuare ad abbracciare
l'ipocrisia e impariamo a vivere nella verità e nell'amore.
Nessuno di noi ha il diritto di ergerci a giudici degli altri né
elevarci sostenendo di essere possessori dell'unica verità
esistente. La verità è Gesù Cristo ed essa è contenuta nella
Parola di Dio e la Parola non insegna quello che in questa comunità
tutti voi state facendo. Vi siete mai chiesti che cosa possono avere
pensato le persone che sono state vicino a me, in passato, ed ora con
mia sorella Katia? Che tipo di testimonianza avete dato a questa
gente comportandovi in questo modo? Ho fatto questa domanda a Davide,
mio cognato, una sera parlando con lui, sapete cosa ha risposto?
Pazienza. Pazienza? Vi siete forse dimenticati che i credenti sono il
Tempio di Dio (1 Corinzi 3:16)? Che devono portare la luce nel modo
ed essere esempi d'amore? E davanti al fatto che questa gente abbia
visto invece la vostra ipocrisia, la vostra mancanza d'amore e la
vostra cattiveria, con parole e azioni, viene risposto “pazienza”?
Forse è Dio che ha smesso di avere pazienza difronte a tali azioni e
di fronte all'ipocrisia che padroneggia la vostra comunità, proprio
come fece nel Tempio.
Non dimentichiamoci mai che tutti commettiamo degli errori o a tutti
può succedere di commetterne in futuro, non dobbiamo mai stancarci
di amare! Che Chiesa è una Chiesa che non ha amore verso i suoi
stessi membri, da abbandonarli a se stessi e lasciarli soli? Tutte le
domeniche mattina vi siete l'uno accanto all'altro eppure raramente,
da che ricordo io, si sentiva davvero il calore e l'amore del
fratello in Cristo. Io ultimamente con ci sono stato, ma so bene, per
esempio, che alcune persone hanno avuto difficoltà di tipo economico
ad esempio, non sono state aiutate da nessuno di voi perchè le
offerte della Chiesa si preferisce investirle nel pagamento di un
muto per l'acquisto di un locale, che non serve a nulla perchè ci si
potrebbe radunare nelle proprie case, invece di darle ai membri della
Chiesa che hanno difficoltà, oppure aiutare persone che al di fuori
hanno bisogno, come possono essere barboni, anziani che necessitano
di assistenza, malati. Così proprio come insegnerebbe la Bibbia
(Atti 4:35) dove è affermato che le offerte dei membri della
comunità cristiana erano poste ai piedi degli apostoli e distribuite
secondo i bisogni della fratellanza. Ma che Chiesa può essere una
Chiesa che non è in grado di fare anche il più piccolo gesto? Vi
siete ridotti, permettetemi di dirlo, a sedere tutte le domeniche
mattina, celebrare il culto, organizzare agapi, passando tutti
ovviamente come bravi cristiani timorosi di Dio, senza rendervi conto
di essere diventati una comunità morta spiritualmente, senza
evangelizzazione, senza benedizioni, incapaci di uscire dal vostro
mondo incantato e aiutare chi soffre. Però siete tutti capaci di
accusare, di sparlare, di giudicare, perchè è questo il messaggio
che arriva a chi vi osserva, o da chi vi ha vissuto.
Questa lettera con molta probabilità finirà nella maggior parte
delle vostre pattuniere, le mie parole saranno probabilmente state
parole al vento, da molti considerate come il delirio di un ragazzo,
ormai uomo, ma ho deciso di scrivere e spedire questa lettera a voi
anziani, anche se non riconosco l'autorità che vi siete dati, in
quanto anche in questo non si è seguito in alcun modo il criterio
stabilito nella Bibbia per l'elezione degli anziani nella chiesa
locale, e alle famiglie che ho conosciuto e di cui mi è stato
possibile rintracciare, perchè dopo molti giorni di riflessione e di
preghiera ho sentito dal profondo del cuore di dirvi queste cose e
fare un forte appello: di mettervi voi tutti una mano sulla coscienza
e soprattutto mettervi in preghiera e nelle mani di Dio affinche si
possa dire BASTA all'ipocrisia di questa Chiesa, basta con i dolori
causati ai fratelli lasciati soli e abbandonati, nella speranza che
ci possa essere davvero un ravvedimento generale e un ripristino di
una comunità che deve essere costruita sull'amore e sui principi
Cristiani, senza alcuna interferenza di opinioni e pensieri
personali. Solo con un forte riconoscimento degli errori commessi da
questa comunità e un nuovo inizio si potrà godere delle benedizioni
di Dio e di una comunità spiritualmente viva e attiva, che sia di
esempio e testimonianza dell'amore di Cristo che noi tutti siamo
tenuti ad osservare.
Sono comunque a disposizione di chiunque voglia esprimere il proprio
pensiero e confrontarsi con me su quanto espresso in questa lettera.
Che il Signore aiuti tutti noi a ritrovare il sentiero da Lui
segnato.