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sabato 24 agosto 2013

TESTIMONIANZA DI UN PADRE SUI TESTIMONI DI GEOVA

Questa e' la storia di un padre che mi ha scritto, dopo aver letto il mio saggio sui Testimoni di Geova, ho voluto pubblicare la sua storia, chiedendo a chiunque abbia avuto esperienze simili con qualsiasi comunità religiosa di mandarmele, io le pubblicherò perché la gente ha il diritto di sapere la verità! Ha il diritto di sapere che Dio non si trova in nessuna di queste sette!
Potete scrivere a: samuele.manera@libero.it

LA STORIA:

Ti  racconto  la  mia  storia:   nell'agosto del  2012  mi  trovavo  in casa  
dei  miei  suoceri  con  mia  moglie  testimone  di  geova  e  mia  figlia  di  
8  anni  (informo  che  i  miei  suoceri  e  fratelli  di  mia  moglie  e   
sorelle sono  tutti  testimoni  di  geova),  ho  avuto  una  discuzzione  con 
mia  suocera  riguardo al fatto che   dominava troppo  su  mia  figlia, al mio 
“rimprovero” lei reagì  insultandomi  con  titoli   non  piacevoli e una 
reazione altrettanto spiacevole quanto violenta,  mi ha chiuso  una  ganba  
nella  porta    poi   mi ha fatto  lo  sgambetto  facendomi  cadere  a  terra  
e  dandomi  un  calcio, non contenta  mi ha  minacciato  di  morte, tutto 
questo  in  presensa  di  mia  figlia   e  poi  ci  hanno   buttato  fuori  di  
casa, dato che eravamo loro ospiti. Andammo  a  vivere  provvisoriamente  in  
una  casa  vecchia  di    propieta  del   cognato  di  una sorella  di  mia  
moglie,  ma era una situazione difficile in quanto  vivevamo  in  una  stanza  
in  tre.  Decisi  poi  di ritornare  a Bergamo, il mio paese di origine, e 
dissi  a  mia  moglie di  mandarmi  su  mia  figlia    cosi  si  sarebbe 
svagata e calmata  un po' per  quello  che  era sucesso. E così avvenne  me  
la  mandò  tramite  una  sua  amica,  mia  figlia  vedendo  casa  sua  mi 
disse: “ papa  io  non  torno  più  giu  rimango  qua...”  cosi  a  chiamato  
sua  madre  dicendogli  questo,  sua  madre, furba, gli rispose che andava bene 
e che sarebbe salita anche lei.  In effetti così avvenne, dopo  un  giorno  é  
salita, ma insieme a  sua  sorella  suo  cognato e  ad  un  anziano  testimone  
di  geova   e  l'hanno  portata letteralmente  via con la forza!  Qua  è 
cominciato  il  mio  calvario ,  mi  hanno  callunniato  addirittura dicendo  
che  io  soffrivo  di  malattie  mentali, che queste  malattie  mi  avevano  
portato  ad  un  ricovero presso  un   centro  piscichiatrico  di  un  
ospedale, ma tutto questo non è assolutamente vero, il loro obbiettivo era 
quello di togliermi mia figlia, non essendo un testimone di geova ed essendomi 
ribellato all'educazioni che altri davano a mia figlia volevano allontanarmi in 
tutti i modi da loro e dalla mia bambina. Questa  calunnia  è  stata  
denunciata   avendo  provato  trammite   certificato rilasciatomi dall'ospedale 
nel quale loro dicevano che ero stato ricoverato,   che  io  non  ero  mai  
stato un loro paziente.  Poi  feci un'altra  denuncia  per  sottrazione  di  
minore  e a  mia  suacera   per  minaccia  di  morte e aggressione, oltre che 
aver esposto denuncia   perchè  dicevano  a  mia  figlia  che non doveva stare 
con me perchè sono  cattivo e l'avrei portata via. Ho denunciato anche mia  
moglie  senpre  per  calunnia  e  false testimonianze  nei  miei  confronti. 
Stanno   mettendomi  contro  mia  figlia   la  usano  per  daneggiarmi,  
addirittura  la  costringono  a  dire  il  falso  nei  miei  confronti,   in  
un  anno  ho  visto  mia  figlia   3  giorni  perchè  si  sono  senpre  
rifiutati  di  farmela  incontrare. Mi  hanno  presentato  un  tema     di  
mia  figlia  nel quale scriveva  cose  brutte  su  di  me, ma quando ebbi modo 
di parlarne con lei, mia  figlia  mi disse  che  non aveva mai fatto  nessun  
tema  su di me. Ancora oggi sto lottando per la  separazione  e  l'affido, sto 
andando in contro a  calunnie  e  falsità  che  saranno anche  molto difficile  
da smontare,  ma io ho fiducia   nella  giustizia   e  la  verità  verrà  
sempre  fuori.  Leggete  questo  poi  capirete  chi sono  veramente  i 
testimoni di  geova:

Il vostro coniuge (o ex coniuge) Testimone cercherà disperatamente di ottenere 
la custodia dei figli. Preparatevi al peggio. Molti hanno dovuto difendersi da 
false accuse difficili da smontare. Essi desiderano dimostrare che siete 
genitori inaffidabili. Vi troverete di fronte dei testimoni che hanno osservato 
il vostro comportamento con i vostri figli ... A loro disposizione saranno 
degli ottimi esperti legali, ed il vostro coniuge e i vostri figli saranno 
addestrati in anticipo circa ciò che dovranno dire in tribunale. La vostra 
impreparazione o quella del vostro avvocato vi farà perdere i vostri figli!
... Essi non esiteranno a mentire, anche sotto giuramento. La loro dottrina 
della "menzogna giustificata" insegna che la verità va detta soltanto a quelli 
"che hanno il diritto di conoscerla". I tribunali, i sistemi giudiziari, gli 
altri membri della famiglia, gli ex coniugi, ecc., a motivo del fatto che si 
oppongono ai Testimoni o per il solo fatto che non fanno parte dell’"
organizzazione di Geova", non meritano di conoscere la verità. Per i Testimoni 
di Geova, essi appartengono a Satana ed è giusto mentire loro per proteggere 
"Geova" e la sua organizzazione terrena (cioè la Società Torre di Guardia). ... 
Ai bambini viene detto di tutto per allontanarli da voi e dal male che è in 
voi. Essi saranno addestrati a parlare contro di voi in tribunale. Anche se il 
giudice dovesse vietare che ai bambini si parli di religione durante il periodo 
di visita concesso, essi saranno lo stesso istruiti a "odiarvi" per il solo 
fatto che siete degli oppositori dell’organizzazione di Dio (Lorri MacGregor, 
"Fractured Families" in MacGregor Ministries News and Views, ottobre 1994, n° 
30, pagg. 3-5).
Il che vuol dire che il coniuge Testimone, pur di ottenere l’affidamento, sarà 
disposto a giurare il contrario di tutto ciò che costituisce l’essenza della 
sua fede religiosa. Per esempio, dichiarerà sotto giuramento che non vi è 
nessun problema nel consentire ai figli di celebrare le feste, di giocare con i 
"bambini del mondo", di partecipare agli sport scolastici, andare all’
università o ricevere una trasfusione di sangue se ciò è necessario per salvare 
la vita del bambino (e al riguardo vorrebbero far credere che l’accettazione 
del sangue non dia luogo alla disassociazione). Alcuni affermano di essere 
persino disponibili a consentire al coniuge non Testimone di prendere la 
decisione al riguardo (che consentirebbe perciò al minore di ricevere la 
necessaria trasfusione) sebbene tutto questo sia, in modo eclatante, in 
conflitto con le esplicite direttive della Torre di Guardia.

Ora  capite   le  falsità  che  stanno  usando nei miei  confronti  ma  a  me  
non mi fanno  paura  perche  la  verità   uscirà  presto. Ti  dico  solo una  
cosa:   dove  io  passero loro  non  predicheranno  piu   perchè io racconto la 
verità su di loro e sulla mia storia. Quello che  ho  trovato  su  di  loro  
su  internet  è agghiacciante,  mi stò documentando  e  stampando  tutto e  
sarà presentato tutta  questa  documentazione  in  tribunale. Una cosa è 
sicura   mia  figlia  non  l'avranno mai!  Lotterò tutta  la  vita   ma  non  
l'avranno  mai  nella  loro setta! 

martedì 20 agosto 2013

IL RISCHIO DI TENDENZE SETTARIE NELLE CHIESE EVANGELICHE

Noi tutti bene conosciamo le sétte più appariscenti come i testimoni di Geova ed i Mormoni. Vi sono però altri gruppi o chiese che non potrebbero essere incluse nella categoria delle sétte perché esteriormente, nella loro confessione di fede, appaiono come del tutto ortodossi, biblici ed evangelici. Caratteristiche settarie, esse le presentano, però, nella loro metodologia e filosofia di ministero, tanto che si può parlare di loro come chiese che operano dei veri e propri abusi, il cui risultato è non meno pericoloso di quello delle sétte.

Per abuso si intende l’uso eccessivo, il cattivo uso, di qualcosa di buono. In inglese vanno sotto il nome di “abusive churches”. Nel suo libro “Churches that abuse”, il dott. Ronald Enroth esamina attentamente diverse di queste chiese. Egli rivela i metodi decisamente settari usati da queste chiese e rileva quali possono essere i tratti distintivi di queste chiese.

Elencheremo ora questi tratti distintivi delle chiese dalle caratteristiche settarie, aggiungendone alcuni altri, dopodiché li discuteremo sommariamente.

E’ necessario vigilare affinché queste tendenze non compaiano nei nostri gruppi, e chi vive nell’ambito di una chiesa che le presenta farebbe bene a valutare attentamente la situazione e lasciare questa chiesa quando lo si ritiene appropriato. Continuare a starvi potrebbe aumentare il rischio di danneggiare i propri rapporti famigliari e moltiplicherebbe la eventualità di perdere una sana prospettiva sulle cose. I membri di queste chiese spesso sviluppano una visione distorta della realtà, non hanno più fiducia di nessuno, e soffrono di stress, paura e depressione. Alcune fra le persone che hanno lasciato queste chiese continuano a fare esperienza di queste cose anche dopo anni. Vi sono casi documentati di credenti che, in situazioni così hanno sviluppato gravi turbe psicologiche e sono giunti persino al suicidio. E’ importante che i cristiani oggi conoscano bene la Bibbia e imparino a riconoscere tali chiese e fenomeni per non cadervi in trappola.

1. Una dittatura spirituale

Caratteristica centrale di una chiesa con tendenze settarie è una conduzione pastorale che tende ad avere controllo totale dei suoi membri. Il conduttore in una chiesa di questo tipo è dogmatico, eccessivamente sicuro di sé, arrogante, ed il punto focale della vita dei suoi seguaci. Il leader pretende di essere meglio sintonizzato con Dio di chiunque altro. Afferma di avere un’intelligenza delle Scritture che nessun altro possiede, o può affermare di ricevere speciali rivelazioni da parte di Dio. A causa di queste sue asserzioni, la sua autorità e credenze non possono essere messe in questione: ciò che afferma ha valore finale.

Per i membri di questo tipo di chiese, mettere in questione il leader equivale a mettere in questione Dio stesso. Il leader del movimento spesso prende decisioni personali per i suoi membri. Viene proibito pensare da sé, i seguaci diventano completamente dipendenti dal leader. Nella gerarchia di una tale chiesa, il conduttore non deve rendere conto di sé stesso a nessuno. Anche se vi è nella chiesa un corpo di anziani, esso è di solito composto da persone che gli sono particolarmente devote e che mai dissentiranno da lui. questo stile di conduzione non trova alcun appoggio nella Bibbia.

Secondo la Scrittura ogni credente ha uguale accesso a Dio ed è uguale di fronte a Lui perché siamo stati fatti a Sua immagine e noi tutti siamo sottoposti all’autorità della Parola di Dio. In 1 Tess. 5:21 veniamo esortati a misurare ogni insegnamento alla luce della Parola di Dio. Atti 17:11 afferma che persino l’apostolo Paolo era sottoposto all’autorità della Bibbia. Lo stesso avveniva per Pietro. I conduttori ed i loro membri di chiesa devono vivere secondo le Scritture.

2. Manipolazione dei membri

Le chiese con tendenze settarie sono caratterizzate dalla manipolazione dei suoi membri. Per manipolazione si intende l’uso di forze esterne per far si che qualcuno faccia ciò che si vuole che faccia. Qui si usa la manipolazione per costringere la gente a sottomettersi ai conduttori della chiesa.

Le tattiche di manipolazione includono l’uso del senso di colpa, la pressione del gruppo, l’intimidazione, le minacce del castigo di Dio se si disubbidisce. Spesso si esercita una dura disciplina tesa a umiliare e mettere in ridicolo la persona che non si sottomette.

Un’altra tattica è la filosofia del “padre spirituale”. Come viene praticata in molte chiese con tendenze settarie, questa filosofia esige che ogni membro debba obbligatoriamente rendere conto di sé stesso ad un’altra persona di maggiore esperienza che per lui agisce da “padre / madre spirituale”. A questa persona si deve rivelare ogni pensiero e sentimento, come pure discutere con essa le sue future decisioni. Queste informazioni personali non vengono usate per aiutare il membro, ma per controllarlo.

Un’altra forma di controllo è l’isolamento. Le chiese con tendenze settarie possono far si che i loro membri interrompano i rapporti con la loro famiglia, amici, e quanti altri non appartengono al gruppo. Quanto diverso era lo stile pastorale di Gesù, il Buon Pastore, che conduceva il Suo gregge con amore, gentilezza, umiltà e con grande spirito di sacrificio.

3. Uno stile di vita rigido e legalistico

La terza caratteristica di una chiesa con tendenze settarie è lo stile di vita rigido e legalistico dei suoi membri. questa rigidità è risultato naturale dello stile di conduzione. Le chiese con tendenze settarie esigono assoluta devozione alla chiesa ed ai suoi membri. La lealtà alla chiesa ha priorità sulla lealtà a Dio, la famiglia, o su qualsiasi altra cosa.

Spesso si esige o si fa pressione che i membri partecipino a studi biblici cinque, sei o sette giorni alla settimana. Si esige che facciano attività evangelistica: devono dimostrare di avere avuto un determinato numero di contatti periodici, ed alcune chiese hanno persino uno schedario su cui si annota quanto tempo i membri dedicano all’evangelizzazione, ecc. Ad ogni persona si prepara un piano di lavoro quotidiano tanto da compiere incessantemente il ministero della chiesa.

Alcune chiese pretendono che i loro membri usino ogni loro week-end per l’evangelizzazione, o ogni giorno dalle 17 alle 24. I membri di queste chiese frequentemente abbandonano la scuola, il lavoro, o trascurano la loro famiglia per fare i compiti che la chiesa assegna loro. Posseggono anche linee di condotta per come devono vestirsi, vedere persone dell’altro sesso, amministrare le proprie finanze, e così via. questi dettagli vengono considerati della massima importanza in queste chiese. In chiese così, la gente comincia a perdere della propria identità personale e ad agire come robot programmati. Spesso ciò che la chiesa esige loro, insieme ai loro impegni professionali, fa si che abbiano collassi nervosi o cadano in forte depressione.

Gesù parlava di coloro che “Legano infatti pesi pesanti e difficili da portare, e li mettono sulle spalle degli uomini; ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito” (Mt. 23:4). Che contrasto con lo stile di conduzione di Gesù che diceva: “Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero” (Mt. 11:28-30).

4. Frequente cambiamento di nome

Quarta caratteristica delle chiese con tendenze settarie è quella di cambiare frequentemente il nome della chiesa, del gruppo o dello specifico ministero che portano avanti. Spesso cambiare il nome è una risposta ad una pubblicità sfavorevole da parte dei media.

5. Denunciare altre chiese

Una quinta caratteristica di chiese con tendenza settaria è quella di attaccare costantemente altre chiese cristiane. Esse vedono sé stesse come un élite spirituale. Ritengono di possedere esse sole la verità e che tutte le altre chiese siano corrotte. Quindi esse non si associano mai con altre chiese cristiane. Esse si danno talvolta nomi speciali come: “I berretti verdi di Dio”, oppure: “Il resto fedele”.

C’è un senso di orgoglio nei loro membri perché ritengono di avere uno speciale rapporto con Dio e di essere il Suo movimento nel mondo. La bibbia, però, rende chiaro che non esistono élite spirituali di gruppi o di chiese. Efesini 4:3 afferma;: “studiandovi di conservare l'unità dello Spirito nel vincolo della pace. Vi è un unico corpo e un unico Spirito, come pure siete stati chiamati nell'unica speranza della vostra vocazione. Vi è un unico Signore, un'unica fede, un unico battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in voi tutti” (Ef. 4:3-6).

La chiesa cristiana universale è unita dallo stesso Dio, dallo stesso Spirito Santo, e dalle verità fondamentali della Bibbia, le quali includono: la Trinità, l’autorità ultima della Bibbia, la morte e la risurrezione di Cristo, la divinità di Cristo, la giustificazione per grazia mediante la sola fede, ecc. Noi rimaniamo uniti in queste verità. Una chiesa che creda di essere un’élite e non si associa con alcuna altra chiesa, non è motivata dallo Spirito di Dio, ma da orgoglio divisorio.

6. Complesso di persecuzione

La sesta caratteristica segue naturalmente dalla precedente. Proprio perché le chiese dalla tendenze settarie si considerano un’élite, esse si aspettano persecuzione dal mondo e in qualche modo persino la promuovono. La critica nei loro confronti e la denuncia da parte dei media viene considerata prova che esse sono la vera chiesa perseguitata da Satana. Però la persecuzione ricevuta dalle chiese dalle tendenze settarie è diversa da quella ricevuta da Cristo o dagli apostoli. Gesù e gli apostoli erano perseguitati perché predicavano la verità.

Le chiese dalle tendenze settarie ricevono gran parte delle reazioni negative nei loro confronti per il loro stesso comportamento. Ciononostante, qualsiasi critica esse ricevano, non importa per che cosa e non importa da chi, viene considerata un attacco di Satana, anche se le critiche sono basate sulla Bibbia. questo rende difficile testimoniare la fede verso chi appartiene a queste chiese perché questi considererà il vostro tentativo di condividere l’Evangelo come un attacco di Satana perché lo vedrà come una persecuzione. In casi come questi, quando si viene accusati di operare persecuzione, si può rispondere: “Io sono qui a parlarti con la Parola di Dio che tu pure dici di credere. Come può questo essere persecuzione?”.

Questo approccio spesso aiuta a continuare il dialogo con il membro di una chiesa con tendenze settarie che ha subito il lavaggio del cervello di essere portato a vedere qualsiasi critica come persecuzione.

7. Focalizzarsi sui giovani adulti

La settima caratteristica delle chiese con tendenze settarie è quella di cercare soprattutto giovani adulti di 18-25 anni, di classe media, discretamente istruiti, idealisti e spesso cristiani immaturi. I giovani adulti sono l’età perfetta su cui focalizzarsi perché spesso sono alla ricerca di una causa a cui offrire la propria vita, hanno bisogno di amore, affermazione ed accettazione. Spesso queste chiese lo forniscono loro, ed i loro leader spesso assumono il ruolo di surrogato dei genitori.

8. Un abbandono doloroso

L’ottava caratteristica è un processo doloroso di abbandono di queste chiese. I membri di molte chiese hanno paura ad abbandonarle a causa dell’intimidazione, della pressione e delle minacce di giudizio divino. Talora i fuoriusciti sono infastiditi costantemente e interpellati dai loro ex-conduttori. La maggior parte delle volte gli ex-membri vengono pubblicamente umiliati e messi in ridicolo davanti alla chiesa, e si esorta a non aver più con loro alcun tipo di rapporto e persino togliere loro il saluto. Molti che hanno lasciato chiese di tendenza settaria a causa di intimidazione e lavaggio del cervello, sentono in cuor loro di aver abbandonato Dio stesso e di essersi così pregiudicati la salvezza. Non riescono a liberarsi da sensi di colpa.

Nessuno dei loro vecchi compagni non vuole più aver a che fare con loro, e così si sentono isolati, feriti, ed hanno paura del mondo.

Conclusione

Come si può avvicinare ed aiutare persone che appartengono ad una chiesa con tendenze settarie?

(1) Iniziare con la preghiera. Testimoniare l’Evangelo a coloro che sono stati sottoposti ad un lavaggio del cervello in una chiesa con tendenze settarie è spesso intimidente e difficile. Spesso i conduttori non permettono che un loro membro sia avvicinato da un estraneo se questi non è accompagnato da una persona più anziana e d’esperienza, addestrata nel dibattito e nell’intimidazione. Dobbiamo quindi pregare per ottenere un’occasione di parlargli e che lui possa essere aperto a ciò che intendiamo comunicargli.

(2) Mettere questa persona a confronto amorevolmente con alcune tematiche bibliche. Spesso le chiese con tendenze settarie hanno dottrine bizzarre o errate che possono e devono essere rilevate. Per esempio, il conduttore di una chiesa aveva strane dottrine basate sulla sua pretesa di aver ricevuto speciali rivelazioni da Dio. Queste includevano: leggi dietetiche, comportamento sessuale, come decorare la propria casa, ed altre. Il leader di un altro gruppo chiamava i medici “divinità mediche”. Egli inoltre affermava che le medicine avessero nomi diabolici e che, se fossero prese, potessero aprire una persona ad influenze sataniche. Rilevare errori, incoerenze e bizzarrie può aprire la mente di una persona e spingerlo a farsi delle domande.

(3) Condividere articoli di giornale o di riviste su quella particolare chiesa. La chiave è portare la persona a porsi delle domande e a farsi da solo le dovute ricerche. E’ necessario dirle di esaminare ogni cosa con la Scrittura e a non aver paura di porre delle questioni. Se il conduttore ha paura o esita a rispondere alle domande oneste di quel membro di chiesa, la maturità di quella conduzione può essere sospetta. Infine è necessario vigilare diligentemente per non cadere noi stessi in queste o altre tendenze settarie, conservando l’equilibrio necessario nella nostra fede e nella nostra condotta, equilibrio che una lettura corretta della Scrittura non potrà che promuovere.

mercoledì 14 agosto 2013

TESTIMONIANZE SULLA CHIESA EVANGELICA DI TREZZANO ROSA

Cari lettori in questo post sono raccolte alcune testimonianze di persone che hanno vissuto in passato all'interno della chiesa evangelica di Trezzano Rosa, che alcuni anni fa era situata nel comune di Gorgonzola. Per ovvie ragioni di privacy, che sono tenuto a rispettare, ho chiesto io alle persone che hanno dato la loro testimonianza di non fare nomi di persone coinvolte e di rimanere loro stessi nell'anonimato. Ma quello che viene riportato di seguito sono fatti reali e testimonianze vissute in prima persona da chi le ha scritte.

1 TESTIMONIANZA: 
Sono nato in una famiglia di religione Cristiana Evangelica e fino all'età di 18 anni e cresciuto e vissuto con un educazione religiosa molto rigida dettata da una comunità evangelica che era diventato un mondo a se. Già in questo periodo l'appartenenza religiosa a cui dovetti obbligatoriamente aderire, mi creava un senso di emarginazione dal mondo che tutti i bambini dovrebbero avere. Ricordo ad esempio che a scuola mi prendevano in giro tutti perché, oltre a non partecipare all'ora di religione (che non ha alcun senso!) non mi era consentito partecipare ai compleanni alle feste della scuola e via dicendo. Pensate da bambino come mi sentivo a essere escluso da tutto e tutti, più passava il tempo e più le cose vietate erano molo più pesanti: non potevo andare a ballare, non potevo fare sesso fino al matrimonio, dovevo ave sempre un abbigliamento non troppo "mondano", dovevo avere amicizie e trovarmi una ragazza solo nel contesto evangelico , il piu lontano possibile dal mondo, perché così venivano chiamate tutte quelle cose al di fuori del concetto evangelico, cose del mondo e come tali del peccato. Ho vissuto tutta l'infanzia e l'adolescenza in preda ad una comunità religiosa che imponeva regole e modi di vivere che mi rendevano schiavo di un sistema che, inoltre, non avevo mai scelto e che, solo in seguito, scopri non essere il vero modo di vivere il cristianesimo. Il caos più totale venne quando io avevo 17 anni e mezzo, da un po' di tempo mi resi conto che le mie attrazioni fisiche erano più verso gli uomini che verso le donne, capi col passare del tempo che ero omosessuale e feci di tutto per dimostrare agli altri e a me stesso che non lo ero. Essere omosessuale significava commettere un peccato talmente grave da meritarsi la morte. Come potevo dirlo!? Come potevo vivere la mia sessualità?! Fu un segreto che mi portai dentro per molto tempo, troppo! Fino a quando un giorno conobbi un ragazzo che mi fece capire che non c'era nulla di sbagliato in me, che dovevo vivere la mia vita come meglio avrei voluto e come meglio mi avrebbe fatto felice. Il mio comportamento da allora non era più quello di un bravo cristiano, secondo la comunità e la famiglia il mio atteggiamento aveva i qualcosa di sospetto, ed ecco che mia madre un giorno trovo una lettera che mi scrisse questo ragazzo. Era chiaro in quella lettera la mia omosessualità e io, difronte alla domanda di mia madre, avevo due scelte: negare anche l'evidenza, oppure dire la verità e prendersi le conseguenze di tutto. Scelsi la seconda, non potevo più fingere, non potevo più nascondermi, non ce la facevo più psicologicamente a vivere fingendo ogni giorno. Ero consapevole che dire la verità avrebbe portato delle conseguenze, ma mai mi sarei aspettato che queste conseguenze sarebbero state così devastanti. Mia madre reagì malissimo e immediatamente mi butto' letteralmente fuori casa, uscì con una sacca con dentro qualche vestito e 10 mila lire nel portafoglio. Per anni ero cresciuto sotto ad una campana di vetro con una educazione che faceva di tutto per separarmi il più possibile da quel mondo peccaminoso, ed ora vi ero completamente immerso. Anche la reazione della comunità evangelica non fu certo delle migliori, scomunicato, allontanato, non si poteva nemmeno rivolgermi il saluto, io per tutti loro ero stato indemoniato e il peccato aveva preso possesso di me. Non ero più degno di stare davanti agli occhi di Dio e nemmeno davanti ai loro. Con il passare degli anni capi che anche la mia famiglia era pervasa da questo fanatismo e che si comportò come loro volevano che si comportassero. La Maria famiglia ha senza ombra di dubbio sbagliato, ma ha sbagliato perché era psicologicamente condizionata dalla comunità evangelica, è difficile dalle una colpa in toto.
Fuori casa non me la sono vista molto bene, per le prime 2 settimane dormivo la notte in stazione centrale a Milano e di giorno una mia carissima amica, di nascosto, mi faceva andare a casa sua a lavarmi e mangiare. Ebbi modo di conoscere un ragazzo che mi aiuto e mi portò a casa di due sue amiche transessuali, pensavo mi amasse, mi volesse bene, invece voleva solo il mio corpo, il mio primo rapporto con un ragazzo non si svolse per nulla per amore, ma venni violentato dal desiderio che lui aveva di me. Il giorno dopo spari, ma le sue amiche continuarono ad accogliermi. Avevo un tetto sulla testa per lo meno, ma dovevo mantenermi. Le 10 mila lire e quel poco che la mia amica potette prestarmi non sarebbero durati a lungo e io ero privo di esperienza lavorativa, cercare un posto non era facile, soprattutto così imminente. Niente di più facile fu iniziare a prostituirmi, come le tras....da qui iniziò la mia vita immersa nello squallore e in me cresceva rabbia e odio per Dio e per quelle persone tra le quali ero cresciuto e che mi avevano abbandonato a me stesso!  Sarebbe davvero molto lungo raccontare tutto e soprattutto le mie emozioni, i sentimenti, i dolori le lacrime e i segni che la mia storia ha lasciato nella mia anima, scolpiti come cicatrici indelebili. Sono riuscito a rialzarmi a rifarmi una vita, anche grazie a persone del "mondo" che mi hanno saputo dimostrare amore e mi hanno aiutato tanto, ho saputo scoprire il vero messaggio di Dio, un messaggio di amore, scoprire che Dio non mi aveva mai abbandonato e in lui ho riposto la mia vita e la mia fede. A distanza di 13 anni ho ripreso i rapporti con la mia famiglia, almeno una parte, anche loro segnati dal rimorso di aver dato retta ad una comunità che si è rivelata una setta guidata dagli uomini e non al vangelo e dall'amore. Nessuno ci restituira' questi 13 anni persi!. A distanza di questi anni ho sentito testimonianze, sia dalla mia famiglia, che altre persone, testimonianze di vite devastate dal fanatismo religioso di queste comunità. Allora mi sono detto, ho sentito dentro di me, il bisogno di fare qualcosa, affinché più nessuno possa essere vittima di comunità religiose fanatiche, che io definisco sette vere e proprie. Ho scritto una lettera alla comunità chiedendo spiegazioni, dimostrando con la Bibbia che i loro atteggiamenti non sono cristiani, ho chiesto un ravvedimento, ma ho ricevuto solo insulti...ho scritto sul mio blog, aperto un po' di mesi fa, proprio un blog dedicato a tutte quelle religioni che in nome di Dio fanno le peggior cose. Ho scritto una lettera appellandomi a tutte le comunità evangeliche, nella speranza che c'è ne fosse qualcuna che, guidata veramente dai vangeli, potesse intervenire e aiutarmi a far cessare le ingiustizie di una chiesa che sfacciatamente giudica gli altri, ma è la prima a vivere nel peccato e nell'ipocrisia. Nulla non ho ottenuto nulla. Ed ecco allora che ho deciso di portare queste storie difronte all'opinione pubblica, perché la gente deve sapere cosa si nasconde dietro a religioni che apparentemente hanno del benevolo, ma sono di danno alle persone. Queste sono realtà di cui poco si sente parlare, ma ci sono molte molte persone che ne sono coinvolte, bisogna fare conoscere certe cose affinché si eviti che altre persone siano vittime di violenze psicologiche, vittime di una psicosi collettiva e un fanatismo che non ha controllo.

2 TESTIMONIANZA
Ho frequentato per 30anni la comunità evangelica di Gorgonzola (ora di Trezzano Rosa), detta cristiana. I primi 3 anni li ho trascorsi apparentemente sereni. Dopo 4 anni successe una cosa terribile per la mia sensibilità cristiana. Tra i membri di questa comunità, soprattutto tra le due famigli "dominanti", c'erano dei dissapori e litigavano tra loro spesso e volentieri su chi o come doveva governare la chiesa, nascondendo molto bene questi attriti agli altri membri, me compresa. Una sera, dopo una riunione di Chiesa, scoppio un dibattito acceso tra due di loro, un dibattito che presto, e inaspettatamente, portò alle mani. Rimasi scioccata da questo, come era possibile che accadesse questo nella chiesa di Cristo? Quando finirono finalmente i loro litigi conclusero che la chiesa avrebbe dovuto dividersi e ogni singolo membro avrebbe dovuto decidere se stare dalla parte di uno o dell'altro. Chiesero a me e mio marito con chi avessimo voluto schierarci, ma noi non volevamo schierarci con nessuno, allora ecco che ci tolsero il saluto e la comunione della domenica mattina. Abbiamo continuato a frequentare e dopo tempo le cose si appianarono, ma in me rimase lo sconvolgimento di quanto era accaduto, e iniziai a versare lacrime di giorno e di notte e caddi ben presto in una forte depressione. Tanti sapevano che stavo male, ma nessuno prendeva sul serio il problema e la mia sensibilità, sia di donna che di cristiana, venni lasciata sola. Un giorno particolarmente difficile preparai dei farmaci e li misi in un bicchiere per prenderlo, volevo farla finita, ma prima di farlo ho deciso di chiedere aiuto. Chiamai un anziano della chiesa, il pastore, e gli feci presente la mia situazione, il mio dolore e la depressione che stavo attraversando, ma appena egli dissi quelle che erano state le mie intenzioni mi saluto' e se ne andò via...non si fece più vedere da me. Il pastore, un anziano, dovrebbe curare e seguire il suo gregge, invece i problemi li si risolvevano semplicemente evitandoli o allontanando chi li aveva. 
Questa freddezza nella comunità c'era ormai da tempo, dopo la divisione nulla era più come prima e la comunità prendeva sempre più una parvenza poco cristiana, tante persone che avevano bisogno di aiuto vennero lasciate sole, nessuno era disposto a portare i pesi altrui e ad essere di aiuto per il fratello, come ci insegna la Bibbia (Galati 5:3 - Galati 6:2). 
Passarono gli anni e l'influenza che la chiesa evangelica ebbe su di me mi portò sempre più verso lo sconforto e la depressione, per scelte sbagliate che mi indussero a fare e alle quali non ebbi la forza di oppormi. Fortunatamente oggi ho trovato la forza di oppormi e ho deciso di non frequentare più una comunità che non ha nulla di cristiano, che non conosce l'amore, ma nonostante la preghiera e al fatto che so che Dio mi aiuta e sostiene, nella mia anima rimane un esperienza talmente negativa da aver lasciato una cicatrice che nessun chirurgo potrà mai cancellare. 


3 TESTIMONIANZA:
 Ciao Samuele,
sono ....... e conosco la tua famiglia da moltissimi anni e come te anche io ho vissuto i miei primissimi anni a Gorgonzola (anni 60) già ricca di divisioni e crociate fanatiche; poi circa 20 anni a Sesto San Giovanni negli anni d'oro che poi sono sfociati anch'essi nella dura morsa del fanatismo religioso. Al momento sono uno degli anziani della chiesa di .......identificata con le assemblee dei fratelli. Sono dispiaciuto per quello che hai vissuto e stai vivendo; ti consoli il fatto che non sei da solo a vivere esperienze così traumatiche e devastanti. Sarò lieto di condividere con te le nostre esperienze per permettere almeno che i posteri possano farne buon uso. Forse le nostre esperienze serviranno a far maturare nuove mentalità, più vicine agli insegnamenti del vangelo. 
Comunque, per chiarezza, io sono nipote dei ....... in genere, anche se da diversi di loro sono completamente distante. La mia esperienza evangelica è stata così schifosamente devastante da non dare alcun merito alla mia parentela riguardo alla mia conversione e crescita spirituale. A tutt'oggi sono considerato "fuori comunione" da diverse chiese che hanno molto di evangelico e poco di evangelo. Ma avremo modo di parlarne meglio. Al momento ti consiglio di guardarti intorno e cercare una chiesa che possa davvero accoglierti come figlio di Dio e non come evangelico. 
Dio ci benedica.

....CONTINUA....

giovedì 1 agosto 2013

APPELLO ALLE CHIESE CRISTIANE CONTRO IL FANATISMO RELIGIOSO

Alle Chiese Evangeliche

Cari Fratelli in Cristo, il mio nome è Samuele e sono cresciuto presso la
Chiesa Evangelica dei Fratelli di Gorgonzola (MI), che dopo la divisione al suo
interno, è diventata l'attuale Chiesa Evangelica dei Fratelli di Trezzano Rosa
(MI). La mia permanenza in comunione con l'adunanza è stata fino all'età di 18
anni, ovvero fino a quando, in seguito ad un mio peccato di fornicazione, sono
stato scomunicato dalla Chiesa e dalla mia famiglia che, allora, era convinta
che la posizione  della Chiesa fosse quella giusta da seguire. Io dall'oggi al
domani mi sono letteralmente trovato in mezzo ad una strada allontanato da
tutti, in quanto non mi era permesso avere contatti con nessuno, non mi era
rivolto il saluto e ovviamente alcun tipo di aiuto e sostegno morale e
materiale. Questo atteggiamento ha alimentato in me l'odio verso la Chiesa e
verso Dio e lascio a voi immaginare quanta sofferenza e quanto dolore ho dovuto
passare. Sono passati da allora 13 anni e nel corso di questi anni, dove solo
ora ho capito che Dio non mi ha mai abbandonato, ho  potuto riscoprire, anzi
scoprire la vera gioia della fede in Cristo scoprendo che Lui mi ama e mi ha
sempre amato per quello che sono, anche nella mia condizione di peccatore.
Attraverso le Scritture ho scoperto come tante cose che mi sono state insegnate
non siano perfettamente conformi agli insegnamenti di Cristo. Ho scoperto che
essere cristiano significa molto di più che appartenere a un movimento
religioso, che significa molto di più che adagiarsi su abitudini e tradizioni,
a volte malsane, di una comunità che predica il vangelo ma non vive in esso. Ho
scoperto che essere cristiano è una gioia che riesci a trovare anche
nell'intimità della propria casa quando non ti rimane che la lettura e la
preghiera e che diventa ancora più grande quando puoi condividerla con chi,
come te, ha la tua stessa fede. Ho rimesso la mia vita nelle mani di Dio e più
di una volta ho capito che quello che mi è successo nella mia vita e che ancora
mi sta accadendo è quello che Dio ha scelto per me, sarà lui a tirare i fili
della mia vita e di certo non sta a me o a chiunque altro cercare di
comprendere i suoi piani, anche se possono apparentemente sembrare incoerenti.
Durante questa esperienza ho capito anche che cosi come io ho bisogno di essere
amato e perdonato, di conseguenza io devo fare lo stesso con gli altri, e
quindi mi sono reso conto che tutti i rancori che avevo non avevano più motivo
di esistere ed ecco perchè ho sentito il bisogno di riallacciare i rapporti
innanzitutto con la mia famiglia, così come è avvenuto.
Ma un'altra cosa che ho capito è anche l'ipocrisia nella quale sono cresciuto
per molti anni in una comunità che non trovo, e non è,  in armonia con quella
che la Chiesa di Cristo dovrebbe essere. Sono cresciuto in una Chiesa  fatta
più di divisioni e ipocrisie che di amore e carità, ed è proprio per questo che
ho deciso di scrivervi.
Come ho detto prima ho avuto la gioia di riappacificarmi con la mia famiglia,
ma proprio questa riappacificazione mi ha portato a conoscenza di quanto
accaduto a mia sorella che ho avuto il piacere di riabbracciare, ma quando
quella sera lei se né andata, io rimasi con la gioia di averla rivista e la
tristezza nel cuore per le sue parole. Anche lei allontanata, lasciata sola,
condannata per qualcosa che probabilmente non gli è stato nemmeno consentito di
spiegare. Mi ha lasciato una ferita enorme questa cosa perchè nonostante quello
che già era successo con me, nonostante dopo tutto il dolore che quella vicenda
ha portato, ancora oggi si continuano a perseguire gli stessi identici errori
di sempre. Una Chiesa che appena uno cade in errore è pronta a puntare il dico
come un gruppo di inquisitori e lancia sentenze che si rivelano sempre le
stesse: scomunica, isolamento morale ecc. Mia sorella, che ha deciso di
separarsi dal marito per una serie di ragioni private che non è il caso che
stia qui a mensionare, e che ha avuto un altro uomo, ha sicuramente commesso un
errore, ed è vero che le scritture guidano la Chiesa anche alla disciplina
quando un fratello o una sorella cade in errore, ma insegna soprattutto
l'amore, questa è una cosa essenziale e fondamentale che dobbiamo tutti noi
capire, lasciando da parte i pregiudizi, i giudizi, i rancori, e cercare di
vivere in armonia e in serenità con noi stessi, ma soprattutto con il volere di
Dio. Il criterio disciplinale della Chiesa di Trezzano Rosa, o qualsiasi altra
Chiesa agisca in questo modo, non trova riscontro nella Bibbia, infatti nelle
Sacre Scritture non esiste un complesso di norme disciplinari come lo
intendiamo noi oggi, anche se allo  stesso tempo il tema della disciplina non è
completamente assente. La stessa parole “disciplina” è molto rara nella Bibbia
e spesso sta ad indicare qualcosa di diverso rispetto a quello che generalmente
si intende oggi. Nel Nuovo Testamento la parola “disciplina” è citata solo
cinque volte (Efesini 6:4, Ebrei 12:5,7,8,11) e altre quattro nel Vecchio
Testamento (Deuteronomio 11:2, Salmi 50:17, Proverbi 3:11 e 6:27). Nei versetti
dove la disciplina viene menzionata facendo riferimento a quei comportamenti da
tenere in caso di peccati all'interno della chiesa, essa non riporta delle
procedure standar da seguire sempre, né tanto meno sanzioni da applicare nella
generalità dei casi di peccato. Quindi ogni peccato deve essere verificato e
valutato per poi, se necessario, prendere provvedimenti disciplinari.
Ci sono diverse occasioni nella Bibbia dove viene insegnato il quando e il
come procedere all'applicazione di un provvedimento disciplinare nei confronti
di un fratello in Cristo. Nel Nuovo Testamento ci sono casi espliciti che
prevedono, sempre dopo un'attenta valutazione e non in maniera categorica, il
provvedimento disciplinare, ma è anche bene ricordarsi che con la discesa dello
Spirito Santo nel giorno di Pentecoste (Atti 2:1-4) nasce la Chiesa di Cristo,
che non è il popolo di Israele del Vecchio Testamento, né si identifica in
nessun sistema giuridico, infatti la Chiesa di Cristo è un organismo dove le
leggi culturali e cerimoniali del Vecchio Testamento perdono il loro valore. La
Bibbia ci insegna che i cristiani sono forestieri e pellegrini in questo mondo,
chiamati ad ubbidire alle leggi di ogni nazione in cui vengono a trovarsi e
soprattutto esortati a vivere nell'amore, quindi le norme e le sanzioni
previste da Dio per il popolo di Israele nell'Antico Testamento non possono
essere applicate nella Chiesa odierna, soprattutto quando, nel Nuovo
Testamento, ne esistono di nuove. Allora quando, alla luce delle Scritture,
sono previsti dei provvedimenti disciplinari? Nei seguenti casi:
Il peccato personale di qualsiasi tipo, Matteo 18:15-17 dice: “...Se il tuo
fratello commetterà una colpa contro di te, va e ammoniscilo fra te e lui solo;
se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi
ancora con te una o due persone, perchè ogni cosa sia risolta sulla parola di
due o tre testimoni, se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non
ascolterà neanche la comunità; sia per te come il pagano e il pubblicano...”.
I falsi insegnamenti
1 Corinzi 3:10-11 “...secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un
saggio architetto io ho posto il fondamento, un altro poi vi costruisce sopra.
Ma ciascuno sia attento come vi costruisce Infatti nessuno può porre un
fondamento diverso  da quello che già vi si trova, Gesù Cristo...”. I
fomentatori di divisioni Tito 3:10-11 “...ammonisci l'uomo settario una volta e
anche due, poi evitalo, sapendo che un tal uomo è traviato e pecca,
condannandosi da se...”.
Il peccato di fornicazione, e qui desidero soffermarmi in quanto nella Bibbia
c'è scritto: 1 Corinzi 5:1-5 “...Si sente dovunque parlare di immoralità tra
voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al
punto che uno convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di
orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a
voi colui che ha compiuto un'azione simile! Ebbene, io, assente con il corpo ma
presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha
compiuto tale azione. Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e
il mio Spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, questo individuo
venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinche lo Spirito possa
essere salvato nel giorno del Signore...”. nel brano citato si sta parlando di
un caso di incesto all'interno della Chiesa di Corinto. L'apostolo Paolo
giudicò il fornicatore con la frase “...consegnato a Satana, per la rovina
della carne, affinchè lo Spirito sia salvato nel giorno del Cristo Gesù..”,
questa espressione usata dall'apostolo suona letteralmente “sia dato nelle mani
di Satana” e viene ribadita anche in 1 Timoteo 1:20 “...da questi Imeneo e
Alessandro, che ho consegnato a Satana, perchè imparino a non bestemmiare...”,
tale espressione significa che il peccatore, essendo tolto dalla comunione
della Chiesa, si ritrova quindi nel mondo, ovvero nella sfera operativa di
Satana (Colossesi 1:13). Cosi come l'espressione “rovina della carne” si
riferisce alla mortificazione della natura peccaminosa.
La fornicazione mina la santità della persona ed è per questo che il Signore
considera grave il peccato di fornicazione perciò, qualsiasi genere di
fornicazione deve essere condannata dalla Chiesa che, valutando con attenzione
i singoli casi, giungerà al giusto provvedimento disciplinare che può arrivare
fino alla scomunica dalla comunione della Chiesa. In ogni caso nelle Scritture
non esiste un solo genere di peccato che rientra nel peccato di fornicazione,
né vi è una situazione standar che possa essere presa come unico riferimento
disciplinare perchè non esiste un unica sola soluzione disciplinare
applicabile, ma una varietà di provvedimenti da modulare caso per caso.
Ho voluto citare  alcuni casi (mancano la bestemmia, l'avarizia, l'idolatria,
l'ubriachezza) di  quando è possibile applicare dei provvedimenti disciplinari,
ma voglio soffermarmi soprattutto su come applicare questi provvedimenti,
ovvero come, alla luce degli insegnamenti di Cristo e dei suoi apostoli, tutti
i cristiani devono comportarsi verso i fratelli che commettono peccato.
Nelle Chiese moderne a volte viene costatata la tendenza di sottovalutare la
necessità di applicare una sana disciplina biblica, altre volte, molto spesso
invece, si vede dappertutto il peccato e di esagerare nell'attivare
provvedimenti disciplinari. Entrambe queste tendenze passano da un estremo
all'altro non considerando invece l'equilibrio insegnato nelle Scritture le
quali esortano, nel disciplinare un fratello, ad avere tre caratteristiche
fondamentali: la mansuetudine, il dolore con amore, la fermezza fraterna.
La Mansuetudine, “...Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete
spirituali, rialzatelo con spririto di mansuetudine...”, lo spirito di
mansuetudine è caratterizzato da una profonda umiltà che permette di evitare di
ferire il fratello che ha peccato, desiderando profondamente la sua
riabilitazione. La mansuetudine è uno dei frutti dello Spirito Santo! Galati 5:
22 “...il frutto dello Spirito Santo invece è amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo...”. In pratica la
mansuetudine vuol dire permettere alo Spirito Santo di controllarci fino al
punto si essere perfettamente al di sopra delle parti e di evitare ogni
parzialità, fino al punto di diventare capaci di formulare giudizi obbiettivi e
giusti che Dio stesso formulerebbe. Significa evitare ogni spirito di
perseguzione nei confronti degli altri e significa anche essere pronti a
confessare i propri peccati se ciò è necessario. Essere mansueti significa non
cercare la punizione disciplinare ad ogni costo ed evitare la “caccia alle
streghe”, ma valutare con obbiettività e attenzione caso per caso. Nel rispetto
e nell'amore per quello che, pur essendo peccatore, è un fratello in Cristo.
Dolore e Amore, “...Al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo,
che talora non abbia a rimanere sommerso da troppa tristezza. Perciò vi esorto
a confermagli il vostro amore...” 2 Corinzi 2:7-8. E' molto chiaro in questi
passi come, alla comunità di Corinto, viene insegnato a non rompere i ponti col
peccatore. I Credenti devono essere incoraggiati a continuare i rapporti con il
fratello che ha sbagliato, non certo per approvare il suo comportamento ma
piuttosto per fargli sentire il proprio amore. Questo gesto di profondo amore
non può sussistere se non si prova un profondo senso di dolore per il peccato
commesso, un sincero dispiacere che non deve paralizzare il credente, ma anzi
spingerlo ad agire per la salvezza del fratello. Per il bene del fratello che
ha sbagliato i credenti sono esortati a perdonarlo, per evitare che sia
oppresso da eccessiva tristezza. Il saper perdonare non è solo un gesto di
amore, ma un dovere dettato dal fatto che ognuno di noi a sua volta è stato
perdonato dal Signore che si è sacrificato per il perdono di tutti i nostri
peccati.
In fine la Fermezza Fraterna, “...non consideratelo un nemico, ma ammonitelo
come un fratello...” 2 Tessalonicesi 3:15. L'ammonizione può e deve
accompagnarsi con l'amore fraterno cosi come c'è scritto anche in 2 Corinzi 2:7
“...cosicchè voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perchè
egli non soccomba sotto un dolore troppo forte...”. Il rispetto per il fratello
ci deve essere anche se non deve inibire l'azione disciplinare, sempre se
questa si rende necessaria. La tenerezza e la dolcezza verso i fratelli di
Corinto non impediva all'apostolo Paolo di scrivere loro con fermezza, infatti
dice in 1 Corinzi 4:14 “...non per farvi vergognare, ma per ammonirvi come miei
cari figli...”.
La fermezza fraterna, inoltre, significa non sottovalutare il peccato, ma
affrontarlo con decisione pur sempre nell'amore per il fratello che lo ha
commesso, ricordandosi che quando necessita di intervenire disciplinarmente ci
si ricordi di essere tutti figli dello stesso Padre, il quale è l'unico e solo
giusto giudice. La fermezza fraterna significa pregare, anche per ore e giorni,
al fine di raggiungere un'armonia fraterna che consenta di attivare un'efficace
procedura disciplinare. L'equilibrio fra fermezza e amore non può essere
improvvisato, ma sarà il risultato di un'unità costruita sulle ginocchia della
preghiera, solo in questo modo la Chiesa, come un solo uomo potrà realizzare
quanto c'è scritto nella lettera di Giacomo 5:20 “...chi avrà riportato
indietro un peccatore dall'errore della sua via salverà l'anima del peccatore
dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati...”.
Inoltre è importante precisare che in qualunque occasione un fratello abbia
peccato è certo che ogni accusa deve essere provata e che, di conseguenza, ad
ogni persona accusata deve essere garantito un “diritto di difesa”. E' inoltre
vero che sia necessario un atteggiamento di umiltà da parte di chi è in errore
nella consapevolezza di aver peccato e che, inoltre, non abbia quest'ultimo da
chiudersi nei confronti di chi non lo hanno amato al fine di evitare rancori e
tensioni.
Alla luce di queste riflessioni sulla base di quello che la Bibbia insegna
sulla disciplina nella Chiesa di Cristo, io credo che, negli specifici casi
verificatisi nella Chiesa Evangelica di Trezzano Rosa non si sono mai attuati
dei  giusti processi di valutazione dei vari casi, oltre a non essersi dedicati
alla preghiera per la risoluzione degli stessi e oltre ad aver frettolosamente
preso gli stessi provvedimenti disciplinari di sempre (sospensione dalla
comunione, allontanamento dell'individuo, togliere il saluto e considerare il
fratello come un  essere da evitare), non si è mai e poi mai lasciato agire lo
Spirito Santo lasciandosi andare all'amore, alla compassione, alla benevolenza,
ma si è sempre preferito mettersi sul piedistallo e rendersi giudici degli
altri. Mi spiace ma sono gli insegnamenti del Cristo nel quali si ha creduto a
dire che comportamenti come  questi sono sbagliati! Non è questo che Dio si
aspetta dalla sua Chiesa, una Chiesa che purtroppo si è incanalata in pensieri,
azioni, tradizioni che nascono dal pensiero dell'uomo ma che non provengono
dagli insegnamenti che Cristo ci ha lasciato nei vangeli. Chi siamo noi per
togliere il saluto, per allontanare un fratello o per rompere i contatti con
lui perchè è caduto in errore? E' giusto disciplinarlo, ma sempre con amore,
non con atteggiamenti che non fanno di certo onore a Dio che guarda e giudica.
Spesso si dimentica che tutti noi agli occhi di Dio siamo dei miseri peccatori
e con i nostri peccati abbiamo messo in croce Gesù Cristo il quale, nella sua
infinita misericordia, si è immolato e ci ha resi tutti uomini liberi dai
peccati che abbiamo commesso e liberi anche dai peccati che commetteremo! Se
abbiamo creduto in questo come possiamo non provare amore per un peccatore come
noi? Come possiamo pretendere di giudicare le azioni di altri quando i primi
imperfetti siamo noi?La cosa che non riesco a concepire è che queste posizioni
si sono prese all'interno di una Chiesa che predica molto bene, ma razzola
alttettanto male. L'ipocrisia che regna all'interno della Chiesa di Trezzano
Rosa non è più tollerabile. Sono già più di 15 le persone, con le quali ho
avuto modo di parlare, che hanno abbandonato la comunità di Trezzano Rosa, in
parte allontanate perchè non condividevano queste azioni, altre se ne sono
andate di spontanea volonta sempre perchè non condividevano più tali azioni e
non sopportavano più atteggiamenti così ipocriti. Ci si dovrebbe chiedere il
perchè di tutti questi allontanamenti, non si tratta di un caso solo che può
dire tutto e niente, ma si tratta di molte persone che non riscontrano l'amore
di Cristo in questa comunità, qualcosa che non va è chiaro che ci sia. La
Chiesa di Trezzano Rosa, invece di essere guidata dallo Spirito Santo e
dal'amore di Cristo che dovrebbe rispecchiare in tutti noi, è governata da un
gruppo di persone che hanno più sete di potere che di misericordia, persone che
da inquisitori conducono la comunità a pensarla come loro e chiunque esce da
determinati pensieri è un fomentatore, un eretico, va allontanato e abbandonato
a se stesso. All'interno della Chiesa di Trezzano Rosa ci sono altri casi di
omosessualità, ci sono mogli che tradiscono i propri mariti, mariti che
picchiano le mogli, uomini separati che hanno altre donne, e molte di queste
cose vengono tenute nascoste, avendo la pretesa di esprimere sentenze e giudizi
verso altre persone, come me ad eempio, o mia sorella e altri mebri, che
nonostante abbiano riconosciuto il peccato sono stati allontanati come esseri
immondi. Non si può più tollerare un'ipocrisia così e non si può più tollerare
che ci sono persone che sanno e che stanno in silenzio. Siamo forse diversi
davanti a Dio? Perchè alcune persone sono state trattae in modo sgradevole agli
occhi di Dio e altre si tende a nasconderne gli errori o chiudere un occhio? E'
questa la giustizia che Dio ci insegna? Se si è davvero dei cristiani dobbiamo
sapere bene di essere creature di Dio che siamo al mondo allo scopo di
testimoniare l'amore di Cristo! Non possiamo pretendere di farlo quando non
siamo capaci di amare il nostro prossimo, e non possiamo pretendere di farlo
quando una Chiesa vive in un'ipocrisia così meschina,  Gesù ci insegna: “ama il
tuo prossimo come te stesso”...amare il prossimo come amiamo noi stessi è
l'insegnamento per eccellenza che ci ha dato il Cristo forse proprio perchè è
il più difficile da applicare. Io non credo che ognuno di noi vorrebbe essere
allontanato dai propri affetti, non credo che ad ognuno di noi farebbe piacere
camminare per strada o trovarsi in un luogo insieme a persone che si girano
dall'altra parte per evitare il saluto, io non credo che ad ognuno di noi
farebbe piacere sentirsi giudicato e condannato, eppure siamo tutti pronti a
farlo verso il proprio fratello o il prossimo, nonostante per primi non siamo
immacolati difronte a Dio! Questa comunità non si rende conto, anzi ancora
peggio si rende conto e rimane inerte al dolore e alle sofferenze che hanno
causato a questi fratelli, io ho parlato con ogniuno di loro, persone segnate
nello spirito e nella carne, molte in drepressione supportate da psicologi o
psichiatri, persone lasciate sole che trovano speranza solo in Cristo. Io non
posso credere e pensare che una vera Chiesa di Cristo agisca in questo modo,
quello che sta dimostrando la Chiesa di Trezzano Rosa è di essere una setta che
ha dimenticato i veri principi del vangelo e segue le parole di uomini privi di
amore e coscienza.
Nessuno di noi ha il diritto di ergersi a giudici degli altri né elevarci
sostenendo di essere possessori dell'unica verità esistente. La verità è Gesù
Cristo ed essa è contenuta nella Parola di Dio e la Parola non insegna quello
che in questa comunità sta facendo.
Le persone che come me sono state lasciate sole, hanno avuto il supporto e
l'aiuto di persone del mondo, come spesso le si definisce, che hanno saputo
avere però più amore e compassione, allora ho chiesto:  Che tipo di
testimonianza avete dato a questa gente comportandovi in questo modo? Ho fatto
questa domanda ad un membro di questa chiesa, una sera parlando con lui, sapete
cosa ha risposto? Pazienza. Pazienza? Ci siamo forse dimenticati che i credenti
sono il Tempio di Dio (1 Corinzi 3:16)? Che devono portare la luce nel modo ed
essere esempi d'amore? E davanti al fatto che questa gente abbia visto invece
tutta questa ipocrisia, questa mancanza d'amore e tanta  cattiveria, con parole
e azioni, viene risposto “pazienza”? Forse è Dio che ha smesso di avere
pazienza difronte a tali azioni e di fronte all'ipocrisia che padroneggia la
vostra comunità, proprio come fece nel Tempio.
Io non solo l'unica persona ad aver subito un ingiustizia così dolorosa, ma mi
sono fatto voce di tutti colore che, per un motivo e un altro, hanno subito la
mia stessa sorte. Ho deciso, dopo averci pensato molto e essermi affidato alla
preghiera di scrivere una lettera alla Chiesa di Trezzano Rosa facendo un forte
appello: mettersi una mano sulla coscienza e soprattutto mettersi in preghiera
e nelle mani di Dio affinche si possa dire BASTA all'ipocrisia di questa
Chiesa, basta con i dolori causati ai fratelli lasciati soli e abbandonati,
nella speranza che ci possa essere davvero un ravvedimento generale e un
ripristino di una comunità che deve essere costruita sull'amore e sui principi
Cristiani, senza alcuna interferenza di opinioni e pensieri personali. Solo con
un forte riconoscimento degli errori commessi da questa comunità e un nuovo
inizio si potrà godere delle benedizioni di Dio e di una comunità
spiritualmente viva e attiva, che sia di esempio e testimonianza dell'amore di
Cristo che noi tutti siamo tenuti ad osservare.
Ho ricevuto una risposta a questo mio appello, una risposta che in realtà non
ha risposto a nessun quesito avessi fatto, la risposta si è limitata a
estrapolare frasi e parole che, puntualmente, sono state interpretate e girate
a proprio piacimento trovando il modo di accusare me di stare giudicando loro,
dimostrazione del fatto che la loro lettera si concludeva con una richiesat di
scuse da parte mia alla comunita, cosa che se non sarebbe avvenuta, loro
avrebbero continuato a non aver rapporti con me. Mi sono reso conto che,
secondo il loro pensiero, io etichettato come blasfemo peccatore, non sono una
persona che ha sufficiente credibilità per il loro metro di giudizio, infatti
di recente un membro della chiesa, rispondendomi alla lettera, mi ha detto. “...
pensa a quel cazzo che ti pare, a me del pesiero di uno come te non me ne frega
un cazzo...quindi non rompermi i coglioni...”, chiedo scusa  per la volgarità,
ma sono le testuali parole che ancora conservo nell'sms che ho ricevuto da
questo “fratello”. E' proprio per questo che ho deciso di scrivere a tutte le
chiese evangeliche, nella speranza che qualcuno di voi possa ascoltare questo
grido di aiuto, al fine di prendere posizione verso la Chiesa di Trezzano Rosa
affinchè tutto questo possa avere fine. Troppe sono le persone a cui pè stato
fatto del male, tante le persone che hanno ricevuto una pessima testimonianza.
Vi prego quindi di ascoltare la mia voce e di tutti coloro che hanno subito le
stesse ingiustizie, noi non chiediamo altro che, pur avendo commesso degli
errori, o avendo pensieri differenti, veniamo trattati come ci avrebbe trattato
Gesù, proprio come una famiglia dove il padre rimprovera si i suoi figli, ma
continua ad amarli e a sostenerli nell'amore. Portare le testimonianze di
diverse persone sarebbe diventato difficile, ma credo di aver fatto ben capire
che, con azioni e parole, si è causato davvero molto molto dolore.
Spero che qualcuno possa accogliere questo appello e aiutarci ad aver voce. Io
sono a disposizione di chiunque voglia avere chiarimenti in merito.

Il Signore vi possa benedire

Samuele

lunedì 29 luglio 2013

IL LATO OSCURO DELLA CHIESA CRISTIANA EVANGELICA DI TREZZANO ROSA

Cari lettori, questo non è uno dei soliti post che avete avuto modo di leggere fino ad ora sul mio blog, ma è la testimonianza di quello che sta accadendo tra me e la Chiesa Cristiana Evangelica di Trezzano Rosa (MI), che tale non si può e non posso definire in quanto non conforme con i principi cristiani e guidata, anziché dalla fede, dalle ambizioni e da pensieri strettamente legati a persone fisiche. Un contesto che meglio definire più una setta che una chiesa di Cristo.
È doverosa una premessa, affinché possiate capire il contenuto di questo post: per chi ha potuto seguire il mio blog fino ad ora e per chi si avvicina per la prima volta, è bene ricordare che  il mio lavoro in questo sito è quello di  far conosce tutte quelle realtà mistico/religiose che, basandosi su Cristo e sulle sacre scritture (e non solo), si fanno conoscere come le vere Chiese di Dio o la giusta strada da seguire, mentre non sono altro che sette che agiscono in modo contrario e opposto ai veri principi del vangelo, molto spesso creando danni morali e psicologi a coloro che ne sono coinvolti. Ho già avuto modo di dire e desidero ribadire che ognuno è libero di credere a quello che ritiene più opportuno, ma usare una religione, in questo caso quella cristiana, distorcerla al fine di ingannare e far male allla gente è un crimine! Qualche settimana fa pubblicai un post dal titolo "TESTIMONIANZA SULLA CHIESA EVANGELICA DI TREZZANO ROSA", questo post era la mia personale testimonianza sull'esperienza che ho avuto presso questa comunità nella quale sono cresciuto e vissuto fino all'età di 18 anni, fino alla mia scomunica. Una testimonianza che sicuramente ha scosso questa comunità, in quanto si sarà risentita dell'aver letto delle VERITÀ su se stessa, accusandomi, oltre ad aver detto delle falsita (cosa assai sciocca dato che ho messo alla luce fatti privati della mia vita), di aver cancellato quel post per rimorso di coscienza o per paura di ripercussioni legali. Il post invece venne erroneamente cancellato durante la risoluzione di un problema tecnico del blog stesso, proprio come avvenne ad un altro post, che alcuni di voi avranno avuto tempo di leggerlo, intitolato "PAPA FRANCESCO SEGUE LA LINEA DI BENEDETTO XVI SULLA PEDOFILIA".
Alla luce di questo ho quindi deciso di pubblicare, non solo la mia personale testimonianza che dovrò avere il tempo di riscrive, ma anche la corrispondenza che c'è stata tra me e questa comunità, per due fondamentali ragioni: la prima, la più importante, è fornire una chiara prova di cosa si cela molto spesso dietro a comunità che si ritengono cristiane, portando una reale e personale testimonianza purtroppo condivisa con altre persone che hanno avuto il mio stesso destino. La seconda motivazione è per dimostrare che non ho e non ho mai avuto rimorsi di coscienza su questioni di cui sono estremamente consapevole di essere nel giusto, tantomeno di aver paura di ripercussioni legali che sarei io stesso, e altre "vittime" di questa comunità a poter richiedere. 
A distanza di anni, dopo un mio percorso di fede, ad una mia personale maturazione e dopo aver saputo che a distanza di anni altre persone furono trattate e scomunicate in modo ingiusto e non in linea con le Sacre Scritture decisi, qualche settimana fa, di scrivere una lettera alla comunità di Trezzano Rosa al fine di chiedere chiarimenti su alcuni comportamenti e fare un appello a cessare con tali comportamenti al fine di ritrovare la strada di amore insegnata nei vangeli. 
Quanto segue sono le lettere intercorse tra me e la comunità di Trezzano Rosa:

SAMUELE SCRIVE ALLA CHIESA EVANGELICA DI TREZZANO ROSA:


Alla Chiesa Evangelica di Trezzano Rosa,


chi vi scrive è Samuele Manera, credo che non servano presentazioni in quanto cresciuto all'interno di questa comunità. Prima di arrivare al nocciolo della questione e soprattutto del perchè abbia deciso di scrivere questa lettera, desideravo far sapere che nel corso di questi anni ho innanzitutto potuto riscoprire, anzi scoprire la vera la gioia della fede in Cristo scoprendo che Lui mi ama, mi ama per quello che sono, anche nella mia condizione di peccatore. Attraverso le Scritture ho scoperto come tante cose che mi sono state insegnate non siano perfettamente conformi agli insegnamenti di Cristo. Ho scoperto che essere cristiano significa molto di più che appartenere a un movimento religioso, che significa molto di più che adagiarsi su abitudini e tradizioni, a volte malsane, di una comunità che predica il vangelo ma non vive in esso. Ho scoperto che essere cristiano è una gioia che riesci a trovare anche nell'intimità della propria casa quando non ti rimane che la lettura e la preghiera e che diventa ancora più grande quando puoi condividerla con chi, come te, ha la tua stessa fede. Immagino che può essere strano sentire dire da me queste parole, ma quello che posso dirvi è che più volte ho rimesso la mia vita nelle mani di Dio e più di una volta ho capito che quello che mi è successo nella mia vita e che ancora mi sta accadendo è quello che Dio ha scelto per me, sarà lui a tirare i fili della mia vita e di certo non sta a me o a chiunque altro cercare di comprendere i suoi piani, anche se possono apparentemente sembrare incoerenti. Durante questa esperienza ho capito anche che cosi come io ho bisogno di essere amato e perdonato, di conseguenza io devo fare lo stesso con gli altri, e quindi mi sono reso conto che tutti i rancori che avevo, anche verso tutti voi, non avevano più motivo di esistere ed ecco perchè ho sentito il bisogno di riallacciare i rapporti innanzitutto con la mia famiglia, così come è avvenuto.
Ma un'altra cosa che ho capito è anche l'ipocrisia nella quale sono cresciuto per molti anni in una comunità che non trovo, e non è, in armonia con quella che la Chiesa di Cristo dovrebbe essere. Sono cresciuto in una Chiesa fatta più di divisioni e ipocrisie che di amore e carità, ed è proprio per questo che ho deciso di scrivervi.
Come ho detto prima ho avuto la gioia di riappacificarmi con la mia famiglia, ma proprio questa riappacificazione mi ha portato a conoscenza di quanto accaduto a mia sorella Katja che ho avuto il piacere di riabbracciare, ma quando quella sera lei se né andata, io rimasi con la gioia di averla rivista e la tristezza nel cuore per le sue parole. Anche lei allontanata, lasciata sola, condannata per qualcosa che probabilmente non gli è stato nemmeno consentito di spiegare, o se lo ha fatto, ovviamente non è stata creduta. Mi ha lasciato una ferita enorme questa cosa perchè nonostante quello che già era successo con me, nonostante dopo tutto il dolore che quella vicenda ha portato, ancora oggi si continuano a perseguire gli stessi identici errori di sempre. Mia sorella ha sicuramente commesso un errore, ed è vero che Dio esorta alla sua Chiesa anche la disciplina quando un fratello o una sorella cade in errore, ma insegna soprattutto l'amore, questa è una cosa essenziale e fondamentale che dobbiamo tutti noi capire, lasciando da parte i pregiudizi, i giudizi, i rancori, e cercare di vivere in armonia e in serenità con noi stessi, ma soprattutto con il volere di Dio. Il vostro modo di disciplinare non trova riscontro nella Bibbia, infatti nelle Sacre Scritture non esiste un complesso di norme disciplinari come lo intendiamo noi oggi, anche se allo stesso tempo il tema della disciplina non è completamente assente. La stessa parole “disciplina” è molto rara nella Bibbia e spesso sta ad indicare qualcosa di diverso rispetto a quello che generalmente si intende oggi. Nel Nuovo Testamento la parola “disciplina” è citata solo cinque volte (Efesini 6:4, Ebrei 12:5,7,8,11) e altre quattro nel Vecchio Testamento (Deuteronomio 11:2, Salmi 50:17, Proverbi 3:11 e 6:27). Nei versetti dove la disciplina viene menzionata facendo riferimento a quei comportamenti da tenere in caso di peccati all'interno della chiesa, essa non riporta delle procedure standar da seguire sempre, né tanto meno sanzioni da applicare nella generalità dei casi di peccato. Quindi ogni peccato deve essere verificato e valutato per poi, se necessario, prendere provvedimenti disciplinari.
Saprete meglio di me che ci sono diverse occasioni nella Bibbia dove viene insegnato il quando e il come procedere all'applicazione di un provvedimento disciplinare nei confronti di un fratello in Cristo. Nel Nuovo Testamento ci sono casi espliciti che prevedono, sempre dopo un'attenta valutazione e non in maniera categorica, il provvedimento disciplinare, ma è anche bene ricordarsi che con la discesa dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste (Atti 2:1-4) nasce la Chiesa di Cristo, che non è il popolo di Israele del Vecchio Testamento, né si identifica in nessun sistema giuridico, infatti la Chiesa di Cristo è un organismo dove le leggi culturali e cerimoniali del Vecchio Testamento perdono il loro valore. La Bibbia ci insegna che i cristiani sono forestieri e pellegrini in questo mondo, chiamati ad ubbidire alle leggi di ogni nazione in cui vengono a trovarsi e soprattutto esortati a vivere nell'amore, quindi le norme e le sanzioni previste da Dio per il popolo di Israele nell'Antico Testamento non possono essere applicate nella Chiesa odierna, soprattutto quando, nel Nuovo Testamento, ne esistono di nuove. Allora quando, alla luce delle Scritture, sono previsti dei provvedimenti disciplinari? Nei seguenti casi:
Il peccato personale di qualsiasi tipo, Matteo 18:15-17 dice: “...Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perchè ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni, se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità; sia per te come il pagano e il pubblicano...”. I falsi insegnamenti
1 Corinzi 3:10-11 “...secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento, un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno sia attento come vi costruisce Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, Gesù Cristo...”. I fomentatori di divisioni Tito 3:10-11 “...ammonisci l'uomo settario una volta e anche due, poi evitalo, sapendo che un tal uomo è traviato e pecca, condannandosi da se...”.
Il peccato di fornicazione, e qui desidero soffermarmi in quanto nella Bibbia c'è scritto: 1 Corinzi 5:1-5 “...Si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a voi colui che ha compiuto un'azione simile! Ebbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha compiuto tale azione. Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio Spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinche lo Spirito possa essere salvato nel giorno del Signore...”. Innanzitutto è bene precisare che per fornicazione si intendono tutti quegli atti sessuali estremi e perversi, infatti nel brano citato si sta parlando di un caso di incesto all'interno della Chiesa di Corinto. L'apostolo Paolo giudicò il fornicatore con la frase “...consegnato a Satana, per la rovina della carne, affinchè lo Spirito sia salvato nel giorno del Cristo Gesù..”, questa espressione usata dall'apostolo suona letteralmente “sia dato nelle mani di Satana” e viene ribadita anche in 1 Timoteo 1:20 “...da questi Imeneo e Alessandro, che ho consegnato a Satana, perchè imparino a non bestemmiare...”, tale espressione significa che il peccatore, essendo tolto dalla comunione della Chiesa, si ritrova quindi nel mondo, ovvero nella sfera operativa di Satana (Colossesi 1:13). Cosi come l'espressione “rovina della carne” si riferisce alla mortificazione della natura peccaminosa.
La fornicazione mina la santità della persona ed è per questo che il Signore considera grave il peccato di fornicazione perciò, qualsiasi genere di fornicazione deve essere condannata dalla Chiesa che, valutando con attenzione i singoli casi, giungerà al giusto provvedimento disciplinare che può arrivare fino alla scomunica dalla comunione della Chiesa. In ogni caso nelle Scritture non esiste un solo genere di peccato che rientra nel peccato di fornicazione, né vi è una situazione standar che possa essere presa come unico riferimento disciplinare perchè non esiste un unica sola soluzione disciplinare applicabile, ma una varietà di provvedimenti da modulare caso per caso.
Ho voluto citare alcuni casi (mancano la bestemmia, l'avarizia, l'idolatria, l'ubriachezza) di quando è possibile applicare dei provvedimenti disciplinari, ma voglio soffermarmi soprattutto su come applicare questi provvedimenti, ovvero come, alla luce degli insegnamenti di Cristo e dei suoi apostoli, tutti i cristiani devono comportarsi verso i fratelli che commettono peccato.
Nelle Chiese moderne viene costatata la tendenza di sottovalutare la necessità di applicare una sana disciplina biblica, altre volte, invece, si vede dappertutto il peccato e di esagerare nell'attivare provvedimenti disciplinari. Entrambe queste tendenze passano da un estremo all'altro non considerando invece l'equilibrio insegnato nelle Scritture le quali esortano, nel disciplinare un fratello, ad avere tre caratteristiche fondamentali: la mansuetudine, il dolore con amore, la fermezza fraterna.
La Mansuetudine, “...Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spririto di mansuetudine...”, lo spirito di mansuetudine è caratterizzato da una profonda umiltà che permette di evitare di ferire il fratello che ha peccato, desiderando profondamente la sua riabilitazione. La mansuetudine è uno dei frutti dello Spirito Santo! Galati 5:22 “...il frutto dello Spirito Santo invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo...”. In pratica la mansuetudine vuol dire permettere alo Spirito Santo di controllarci fino al punto si essere perfettamente al di sopra delle parti e di evitare ogni parzialità, fino al punto di diventare capaci di formulare giudizi obbiettivi e giusti che Dio stesso formulerebbe. Significa evitare ogni spirito di perseguzione nei confronti degli altri e significa anche essere pronti a confessare i propri peccati se ciò è necessario. Essere mansueti significa non cercare la punizione disciplinare ad ogni costo ed evitare la “caccia alle streghe”, ma valutare con obbiettività e attenzione caso per caso. Nel rispetto e nell'amore per quello che, pur essendo peccatore, è un fratello in Cristo.
Dolore e Amore, “...Al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo, che talora non abbia a rimanere sommerso da troppa tristezza. Perciò vi esorto a confermagli il vostro amore...” 2 Corinzi 2:7-8. E' molto chiaro in questi passi come, alla comunità di Corinto, viene insegnato a non rompere i ponti col peccatore. I Credenti devono essere incoraggiati a continuare i rapporti con il fratello che ha sbagliato, non certo per approvare il suo comportamento ma piuttosto per fargli sentire il proprio amore. Questo gesto di profondo amore non può sussistere se non si prova un profondo senso di dolore per il peccato commesso, un sincero dispiacere che non deve paralizzare il credente, ma anzi spingerlo ad agire per la salvezza del fratello. Per il bene del fratello che ha sbagliato i credenti sono esortati a perdonarlo, per evitare che sia oppresso da eccessiva tristezza. Il saper perdonare non è solo un gesto di amore, ma un dovere dettato dal fatto che ognuno di noi a sua volta è stato perdonato dal Signore che si è sacrificato per il perdono di tutti i nostri peccati.
In fine la Fermezza Fraterna, “...non consideratelo un nemico, ma ammonitelo come un fratello...” 2 Tessalonicesi 3:15. L'ammonizione può e deve accompagnarsi con l'amore fraterno cosi come c'è scritto anche in 2 Corinzi 2:7 “...cosicchè voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perchè egli non soccomba sotto un dolore troppo forte...”. Il rispetto per il fratello ci deve essere anche se non deve inibire l'azione disciplinare, sempre se questa si rende necessaria. La tenerezza e la dolcezza verso i fratelli di Corinto non impediva all'apostolo Paolo di scrivere loro con fermezza, infatti dice in 1 Corinzi 4:14 “...non per farvi vergognare, ma per ammonirvi come miei cari figli...”.
La fermezza fraterna, inoltre, significa non sottovalutare il peccato, ma affrontarlo con decisione pur sempre nell'amore per il fratello che lo ha commesso, ricordandosi che quando necessita di intervenire disciplinarmente ci si ricordi di essere tutti figli dello stesso Padre, il quale è l'unico e solo giusto giudice. La fermezza fraterna significa pregare, anche per ore e giorni, al fine di raggiungere un'armonia fraterna che consenta di attivare un'efficace procedura disciplinare. L'equilibrio fra fermezza e amore non può essere improvvisato, ma sarà il risultato di un'unità costruita sulle ginocchia della preghiera, solo in questo modo la Chiesa, come un solo uomo potrà realizzare quanto c'è scritto nella lettera di Giacomo 5:20 “...chi avrà riportato indietro un peccatore dall'errore della sua via salverà l'anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati...”.
Inoltre è importante precisare che in qualunque occasione un fratello abbia peccato è certo che ogni accusa deve essere provata e che, di conseguenza, ad ogni persona accusata deve essere garantito un “diritto di difesa”. E' inoltre vero che sia necessario un atteggiamento di umiltà da parte di chi è in errore nella consapevolezza di aver peccato e che, inoltre, non abbia quest'ultimo da chiudersi nei confronti di chi non lo hanno amato al fine di evitare rancori e tensioni.
Alla luce di queste riflessioni sulla base di quello che la Bibbia insegna sulla disciplina nella Chiesa di Cristo, io credo che, negli specifici casi verificatisi nella Chiesa Evangelica di Trezzano Rosa che tutti conosciamo, oltre a non aver mai attuato un giusto processo di valutazione dei vari casi, oltre a non essersi dedicati alla preghiera per la risoluzione degli stessi casi e oltre ad aver frettolosamente preso gli stessi provvedimenti disciplinari di sempre (sospensione dalla comunione, allontanamento dell'individuo, togliere il saluto e considerare il fratello come un essere da evitare), non si è mai e poi mai lasciato agire lo Spirito Santo lasciandosi andare all'amore, alla compassione, alla benevolenza, ma si è sempre preferito mettersi sul piedistallo e rendersi giudici degli altri. Mi spiace ma sono gli insegnamenti del Cristo nel quali si ha creduto a dire che comportamenti come questi sono sbagliati! Non è questo che Dio si aspetta dalla sua Chiesa, una Chiesa che purtroppo si è incanalata in pensieri, azioni, tradizioni che nascono dal pensiero dell'uomo ma che non provengono dagli insegnamenti che Cristo ci ha lasciato nei vangeli. Chi siamo noi per togliere il saluto, per allontanare un fratello o per rompere i contatti con lui perchè è caduto in errore? E' giusto disciplinarlo, ma sempre con amore, non con atteggiamenti che non fanno di certo onore a Dio che ci guarda e giudica. Ricordiamoci che tutti noi agli occhi di Dio siamo dei miseri peccatori e con i nostri peccati abbiamo messo in croce Gesù Cristo il quale, nella sua infinita misericordia, si è immolato e ci ha resi tutti uomini liberi dai peccati che abbiamo commesso e liberi anche dai peccati che commetteremo! Se abbiamo creduto in questo come possiamo non provare amore per un peccatore come noi? Come possiamo pretendere di giudicare le azioni di altri quando i primi imperfetti siamo noi?Magari nel silenzio delle proprie case, perchè vi garantisco che all'interno di questa Chiesa vi sono altri casi, e ne conosco nomi e cognomi, di adulterio e fornicazione, di matrimoni che hanno rischiato di saltare perchè le mogli si sono infatuate di altri uomini, e solo qualche mese fa ho scoperto di persona che tra voi vi è un ragazzo che ha commesso peccato di omosessualità, proprio come me, eppure queste persone vengono la domenica e spezzano il pane con tutti voi. Non si può più tollerare un'ipocrisia così e non si può più tollerare che ci sono persone che sanno e che stanno in silenzio, perchè queste persone forse non si rendono conto che coprendo il fratello non si fa altro che essere complici di quello che sta facendo. Se si è davvero dei cristiani dobbiamo sapere bene di essere creature di Dio che siamo al mondo allo scopo di testimoniare l'amore di Cristo! Non possiamo pretendere di farlo quando non siamo capaci di amare il nostro prossimo, e non possiamo pretendere di farlo quando una Chiesa vive in un'ipocrisia così meschina, Gesù ci insegna: “ama il tuo prossimo come te stesso”...amare il prossimo come amiamo noi stessi è l'insegnamento per eccellenza che ci ha dato il Cristo forse proprio perchè è il più difficile da applicare. Io non credo che ognuno di noi vorrebbe essere allontanato dai propri affetti, non credo che ad ognuno di noi farebbe piacere camminare per strada o trovarsi in un luogo insieme a persone che si girano dall'altra parte per evitare il saluto, io non credo che ad ognuno di noi farebbe piacere sentirsi giudicato e condannato, eppure siamo tutti pronti a farlo verso il proprio fratello o il prossimo, nonostante per primi non siamo immacolati difronte a Dio! Smettiamola di continuare ad abbracciare l'ipocrisia e impariamo a vivere nella verità e nell'amore.
Nessuno di noi ha il diritto di ergerci a giudici degli altri né elevarci sostenendo di essere possessori dell'unica verità esistente. La verità è Gesù Cristo ed essa è contenuta nella Parola di Dio e la Parola non insegna quello che in questa comunità tutti voi state facendo. Vi siete mai chiesti che cosa possono avere pensato le persone che sono state vicino a me, in passato, ed ora con mia sorella Katia? Che tipo di testimonianza avete dato a questa gente comportandovi in questo modo? Ho fatto questa domanda a Davide, mio cognato, una sera parlando con lui, sapete cosa ha risposto? Pazienza. Pazienza? Vi siete forse dimenticati che i credenti sono il Tempio di Dio (1 Corinzi 3:16)? Che devono portare la luce nel modo ed essere esempi d'amore? E davanti al fatto che questa gente abbia visto invece la vostra ipocrisia, la vostra mancanza d'amore e la vostra cattiveria, con parole e azioni, viene risposto “pazienza”? Forse è Dio che ha smesso di avere pazienza difronte a tali azioni e di fronte all'ipocrisia che padroneggia la vostra comunità, proprio come fece nel Tempio.
Non dimentichiamoci mai che tutti commettiamo degli errori o a tutti può succedere di commetterne in futuro, non dobbiamo mai stancarci di amare! Che Chiesa è una Chiesa che non ha amore verso i suoi stessi membri, da abbandonarli a se stessi e lasciarli soli? Tutte le domeniche mattina vi siete l'uno accanto all'altro eppure raramente, da che ricordo io, si sentiva davvero il calore e l'amore del fratello in Cristo. Io ultimamente con ci sono stato, ma so bene, per esempio, che alcune persone hanno avuto difficoltà di tipo economico ad esempio, non sono state aiutate da nessuno di voi perchè le offerte della Chiesa si preferisce investirle nel pagamento di un muto per l'acquisto di un locale, che non serve a nulla perchè ci si potrebbe radunare nelle proprie case, invece di darle ai membri della Chiesa che hanno difficoltà, oppure aiutare persone che al di fuori hanno bisogno, come possono essere barboni, anziani che necessitano di assistenza, malati. Così proprio come insegnerebbe la Bibbia (Atti 4:35) dove è affermato che le offerte dei membri della comunità cristiana erano poste ai piedi degli apostoli e distribuite secondo i bisogni della fratellanza. Ma che Chiesa può essere una Chiesa che non è in grado di fare anche il più piccolo gesto? Vi siete ridotti, permettetemi di dirlo, a sedere tutte le domeniche mattina, celebrare il culto, organizzare agapi, passando tutti ovviamente come bravi cristiani timorosi di Dio, senza rendervi conto di essere diventati una comunità morta spiritualmente, senza evangelizzazione, senza benedizioni, incapaci di uscire dal vostro mondo incantato e aiutare chi soffre. Però siete tutti capaci di accusare, di sparlare, di giudicare, perchè è questo il messaggio che arriva a chi vi osserva, o da chi vi ha vissuto.
Questa lettera con molta probabilità finirà nella maggior parte delle vostre pattuniere, le mie parole saranno probabilmente state parole al vento, da molti considerate come il delirio di un ragazzo, ormai uomo, ma ho deciso di scrivere e spedire questa lettera a voi anziani, anche se non riconosco l'autorità che vi siete dati, in quanto anche in questo non si è seguito in alcun modo il criterio stabilito nella Bibbia per l'elezione degli anziani nella chiesa locale, e alle famiglie che ho conosciuto e di cui mi è stato possibile rintracciare, perchè dopo molti giorni di riflessione e di preghiera ho sentito dal profondo del cuore di dirvi queste cose e fare un forte appello: di mettervi voi tutti una mano sulla coscienza e soprattutto mettervi in preghiera e nelle mani di Dio affinche si possa dire BASTA all'ipocrisia di questa Chiesa, basta con i dolori causati ai fratelli lasciati soli e abbandonati, nella speranza che ci possa essere davvero un ravvedimento generale e un ripristino di una comunità che deve essere costruita sull'amore e sui principi Cristiani, senza alcuna interferenza di opinioni e pensieri personali. Solo con un forte riconoscimento degli errori commessi da questa comunità e un nuovo inizio si potrà godere delle benedizioni di Dio e di una comunità spiritualmente viva e attiva, che sia di esempio e testimonianza dell'amore di Cristo che noi tutti siamo tenuti ad osservare.
Sono comunque a disposizione di chiunque voglia esprimere il proprio pensiero e confrontarsi con me su quanto espresso in questa lettera.

Che il Signore aiuti tutti noi a ritrovare il sentiero da Lui segnato.

RISPOSTA DELLA CHIESA EVANGELICA DI TREZZANO ROSA 

Buongiorno Samuele,
siamo stati a lungo perplessi sul tipo di riscontro da dare al tuo scritto, avendo tu trattato una grande varietà di argomenti. Poi, pregando e meditando, ci è parso opportuno partire da quelle che sono le tue intenzioni dichiarate, con le quali chiudi la tua lettera e ne definisci lo scopo: “…fare un forte appello: di mettervi voi tutti una mano sulla coscienza e soprattutto mettervi in preghiera e nelle mani di Dio affinché si possa dire BASTA all'ipocrisia di questa Chiesa…”.
È doveroso rispondere ad appelli di questo tipo, che esortano a bandire l’ipocrisia e ad agire secondo coscienza. Rispondiamo dunque al tuo appello assumendo quella franchezza che ci chiedi e che per sua natura deve fuggire un tono falsamente conciliante e ipocritamente accondiscendente.
Ciò premesso, è dunque inevitabile che ti si esprima onestamente tutta la nostra perplessità nel cogliere che la tua lettera è piena di buoni principi che tu, pur facendotene appassionato annunciatore, sei alquanto restio ad applicare. E bada bene: non ci riferiamo affatto alla tua vita (estranea a buona parte di una comunità che hai cessato di frequentare da circa tredic’anni): ci basiamo invece sulle sole parole del tuo scritto, unico elemento oggettivo che si presta ad una valutazione anche per chi, pur non avendoti mai conosciuto, è stato però raggiunto suo malgrado dalle tue parole.
Questa disamina, pur dolorosa e sgradita per chi la scrive come per chi la riceve, è però necessaria per i propositi di onestà e coscienziosità da cui, su tua esortazione, ci siamo prefissi di partire. Le parole che seguiranno non vogliono raggiungere una finalità tranciante e di chiusura nei tuoi riguardi, bensì mirano a creare gli unici presupposti per un dialogo non ipocrita e culmineranno in una duplice proposta che ti proporremo e in rapporto alla quale ti esorteremo ad una scelta.
Cominciamo.
Scrivi che, in conseguenza della scoperta dell’amore e del perdono di Dio “ho capito anche che cosi come io ho bisogno di essere amato e perdonato, di conseguenza io devo fare lo stesso con gli altri, e quindi mi sono reso conto che tutti i rancori che avevo, anche verso tutti voi, non avevano più motivo di esistere…”. Tuttavia, la tua lettera esprime, in ogni sua parte, ben altro che un desiderio di riconciliazione e di superamento dei vecchi rancori. La chiesa viene infatti arringata a colpi di versetti, biasimata, accusata e disprezzata come ipocrita, crudele verso gli innocenti, conciliante con gli impenitenti; come una comunità, insomma, che schiaccia ogni traccia di umanità e di spiritualità per favorire e promuovere, invece, la falsificazione del Vangelo e le relazioni malsane. Se ci è sfuggita qualche minima espressione di affetto e di compassione che attenui il tono generale di criminalizzazione, ti preghiamo di mostrarcelo.
Domandiamo: è questo un modo costruttivo e sinceramente benintenzionato di accostarsi a dei fratelli che ritieni in errore e che desideri portare alla riflessione? E’ questo il tono adeguato per chi si presenta, come fai tu, recentemente vivificato dalla gioia e dall’amore di Cristo?
E poi, Samuele, ti è mai balenata l’idea che, dopo tanti anni di assenza dalla comunità, e facendo tu riferimento a trascorsi di antica data (eccetto il fatto di Katja, di cui parleremo tra poco), tu avessi oggi a che fare con una comunità differente da quella che ricordavi, non foss’altro che per la sua composizione e per i suoi frequentatori, e che è dunque del tutto illegittimo inviare una lettera comunitaria? Non sarebbe stato più onesto e più schietto contattare in forma privata le persone con cui hai effettivamente dei sospesi da chiarire? A che pro chiamare in causa una comunità intera, in cui negli anni sono subentrati nuovi membri e in cui ci sono dei neofiti che semplicemente non ti conoscono?
Se obbietti che la lettera, pur essendo formalmente rivolta alla comunità, è però stata effettivamente recapitata ad un numero chiuso, allora ti rispondiamo: e il blog, allora? Quel blog dove ci definisci “schifosamente ipocriti” ed esorti gli ignari della chiesa a reagire, pena la complicità coi membri corrotti? Quel blog che hai riempito delle stesse accuse e dello stesso tono sprezzante della lettera, con tanto di espliciti riferimenti familiari? Hai ben riflettuto, prima di accusare l’intera comunità su internet, a quante persone ignare avresti coinvolto?
Di’, Samuele, hai idea della portata comunicativa del Web? E’ ovvio che ce l’hai, perché è per questo che si scrivono i blog: per farsi sentire dal mondo. Come? Tu che sei tanto preoccupato della testimonianza, come scrivi, dici di aver fatto scoperte screditanti su persone, famiglie e sulla comunità: e che cosa fai? Le posti in un blog per dar loro risonanza planetaria! Eppure scrivi: “Inoltre è importante precisare che in qualunque occasione un fratello abbia peccato è certo che ogni accusa deve essere provata e che, di conseguenza, ad ogni persona accusata deve essere garantito un “diritto di difesa”.”.
Ti chiediamo: hai debitamente riconosciuto il “diritto di difesa” al cognato che accusi di trascuratezza e insensibilità verso la moglie e che fai passare per donnaiolo? hai riconosciuto il “diritto di difesa” di quelle famiglie che accusi di vivere “nell’adulterio e nella fornicazione”? hai riconosciuto il “diritto di difesa” a quella chiesa che accusi di favoritismo, di complicità, di ipocrisia e di malvagità, prima di dare tutto in pasto alla Rete? Le hai incontrate, tutte queste persone, hai dato loro modo di difendersi dal discredito che ti preparavi a far piovere loro addosso? Le hai amorevolmente ascoltate e aiutate, prima di coprirle di fango davanti al mondo?
Non ha senso ribattere che il blog è stato poi ripulito della tua requisitoria sulla nostra assemblea: le sue tre settimane di permanenza sono un tempo più che sufficiente per provocare danni incalcolabili. E poi: hai rimosso il fango per ragioni di coscienza oppure per timore di conseguenze legali?
E che dire di questo: “…ho scoperto di persona che tra voi vi è un ragazzo che ha commesso peccato di omosessualità, proprio come me, eppure queste persone vengono la domenica e spezzano il pane con tutti voi.”.
Ragione, coscienza, sentimento, nonché la logica stessa della tua lettera esigerebbero che, constatando che un ragazzo è caduto “proprio come me”, si lasci spazio a un moto di misericordia, si manifesti un senso di solidarietà verso chi è debole della nostra stessa debolezza. Del resto, come tu spieghi benissimo, fermezza e amore devono coesistere nel trattare col peccato altrui: “La fermezza fraterna, inoltre, significa non sottovalutare il peccato, ma affrontarlo con decisione pur sempre nell'amore per il fratello che lo ha commesso…”. Ma, all’atto pratico, qual è l’atteggiamento che adotti verso questo ragazzo? Citiamo dal blog: “…molti si fanno i fatti propri fuori dalle mura della Chiesa Evangelica, ma quando vi sono all'interno sembrano tutti bravi cristiani timorosi di Dio! Queste persone dovrebbero vergognarsi! Mi fa schifo pensare che queste persone si credono Figli di Dio!”.
Perdona, Samuele, ma proprio non ci raccapezziamo: come si concilia la sentenza appena citata con “Il rispetto per il fratello ci deve essere anche se non deve inibire l'azione disciplinare, sempre se questa si rende necessaria. La tenerezza e la dolcezza verso i fratelli di Corinto non impediva all'apostolo Paolo di scrivere loro con fermezza…”.
 Rispetto? Tenerezza? Dolcezza? Davvero tu riesci a intravvedere tutto questo nelle tue sentenze? O forse questi criteri tutelanti la persona e la sensibilità vanno impiegati soltanto a tuo proprio beneficio, mentre possono essere bellamente omessi nel caso tu sia il giudice anziché il giudicato?
Rivendichi per te stesso il diritto alla libertà di coscienza: “… Ho rimesso la mia vita nelle mani di Dio e più di una volta ho capito che quello che mi è successo nella mia vita e che ancora mi sta accadendo è quello che Dio ha scelto per me, sarà lui a tirare i fili della mia vita e di certo non sta a me o a chiunque altro cercare di comprendere i suoi piani, anche se possono apparentemente sembrare incoerenti.”. Come mai, dunque, neghi a noi questo stesso diritto e ti senti autorizzato a sentenziare su quelle che ritieni essere le nostre incoerenze? La tua vita è soltanto affar tuo e di Dio, mentre la vita altrui è soggetta ai tuoi giudizi?
Del resto, ignoriamo come l’attuale chiesa trezzanese abbia interferito o si sia intromessa nella tua vita, mentre le tue intromissioni sono scritte nero su bianco e diffuse via web.
Sia come sia, che tu ci creda o no, Samuele, la chiesa ignorava questo fatto dell’omosessualità al suo interno. Ma, al di là di ciò, hai una vaga idea del male che può arrecare questa denuncia ai quattro venti di una tale situazione? Non ci riferiamo allo scandalo nella chiesa, non ci riferiamo alla testimonianza fuori della chiesa: pensiamo invece al senso di paura, di oppressione e di isolamento che la tua leggerezza ha iniettato nel cuore di questo ragazzo che tu giudichi con tanta durezza. Ma chi più di te dovrebbe comprenderlo e provarne pietà? Tu stesso dici di aver sperimentato l’orrore dell’isolamento e della solitudine: come dunque riesci a sottoporre altri alla tua stessa agonia? Restituire ad altri il male che senti d’aver ricevuto non ti darà la pace. Non è combattendo i peccati altrui che debelleremo il male che è dentro ciascuno di noi. Se ti scagli contro i peccati altrui per giustificare i tuoi, arriverai alla disperazione, Samuele, non alla pace. A tal proposito, interrogati, Samuele: perché tutti gli argomenti del tuo blog sono solo discorsi contro? (contro i TdG, contro i Cattolici, contro i Massoni, contro la Comunità di Trezzano Rosa,…).
Siamo forse noi a muoverti accuse? No, sono gli stessi principi di amore, mansuetudine e sensibilità di cui hai riempito la tua lettera, quelli che t’accusano.
Quanto a tua sorella Katja, a tuo dire “allontanata, lasciata sola, condannata” e infine trattata come una “meretrice”, ancora una volta le parole non sono supportate dai fatti. La chiesa ha assunto una posizione nei suoi riguardi: posizione attestata da una lettera a lei indirizzata nell’ottobre del 2010. In questo scritto, che ovviamente non sta a noi mostrarti, esprimiamo tutto fuorché i sentimenti malevoli ed emarginanti che ci attribuisci. Visto che sei in ottimi rapporti con lei, non sarà un problema essere messo al corrente del contenuto di quello scritto.
È certo possibile che, nonostante i pronunciamenti collettivi, Katja sia stata oggetto di isolati e personali atteggiamenti scostanti e forse crudeli. Ma tu ritieni corretto e risolutivo processare in contumacia una comunità intera e condannarla sulla base delle colpe dei singoli, di cui la comunità non può essere ritenuta responsabile?
Quanto alle tue parole, secondo le quali il suo allontanamento sarebbe scaturito da “qualcosa che probabilmente non gli è stato nemmeno consentito di spiegare, o se lo ha fatto, ovviamente non è stata creduta.”, vi sono due considerazioni da fare. Primo, la tua reiterata tendenza a ignorare i fatti: è anoi che è stata negata la possibilità di dialogo, dal momento che la nostra lettera, piena di domande e animata da un dichiarato desiderio di capire più profondamente il problema, ad oggi è rimasta senza risposta. In secondo luogo, Samuele, queste parole denotano una evidente prevenzione. Una formulazione che poggia su premesse ipotetiche, e quindi ignote a chi ipotizza, - “probabilmente non le è stato nemmeno consentito di spiegare” e “se lo ha fatto” - non può concludersi in maniera categorica:ovviamente non è stata creduta, a meno che chi parla non sia interessato, più che alla verità, a forzare la propria tesi. Un “Se” e un “Probabilmente” generano un “Ovviamente” solo se chi parla ha bisogno che sia così.
Non cavilliamo sulle parole: questo atteggiamento non è un caso isolato, e prova ne siano i messaggi intercorsi con chi ti ha esortato a inviare la tua lettera non a persone estranee ai fatti e ormai esterne alla comunità, bensì a membri interni e attivi, e a tal riguardo ti citava i tuoi cognati; al che tu scrivi: “…mi piacerebbe sapere perché mi hai detto che sarebbe stato opportuno farlo proprio a loro. Sono forse i primi a creare o aver creato problematiche?”.
Una persona disinteressata non può pronunciare le parole “Sono forse i primi” (senti come in queste parole vibra un trepidante desiderio che la risposta sia: “Sì!”?), senza che la si smascheri per tendenziosa. È quella forma di domanda che in tribunale sarebbe cassata con la frase “sta influenzando il teste”. Perché? Perché nasconde dietro la forma interrogativa un’insinuazione.
In poche e semplici parole, Samuele, pare proprio che tu desideri che i tuoi cognati siano coinvolti in qualcosa di losco; tu speri di trovare il male che cerchi.
Bene, basta così. Sarebbe inutile doloroso e triste procedere oltre.
Ma sorge ora spontanea e doverosa una domanda, Samuele: alla luce di questo confronto, puoi dire in coscienza di essere animato da intenzioni genuine, amichevoli e costruttive? La risposta non la devi a noi, ma a te stesso.
Questa disamina si prefiggeva lo scopo di bandire l’ipocrisia e chiamare le cose per quello che sono, e l’abbiamo fatto e ti abbiamo dimostrato, se non altro, l’infondatezza di un’altra prevenzione: non ti trattiamo con la sufficienza e la noncuranza che t’aspettavi: la tua lettera non è finita nelle nostre “pattumiere”, né è stata ignorata come frutto del delirio: è stata invece valutata con estrema cura ed attenzione, e su di essa abbiamo formulato la nostra risposta. La risposta è stata severa, perché priva di mascheramenti e melensaggini ipocrite, e tuttavia non è ingiusta, perché è strutturata sulle tue stesse parole.
E l’amore, dov’è? Eccolo, Samuele, e veniamo alla duplice proposta cui s’accennava all’inizio. Hai essenzialmente due possibilità di reazione a queste righe, Samuele. Primo, ammettere l’evidenza dei fatti e dichiarare: “Ho sbagliato: ho sbagliato a mettere alla berlina una comunità intera, e l’ho fatto in modo duro e distruttivo, perché sono “pieno d’amarezza” (At 8: 23). Ho peccato enunciando principi biblici che ho rinnegato nei fatti, cadendo io stesso nell’ipocrisia che pretendevo di denunciare. Mi pento e dichiaro di volere, nella mia debolezza e con la grazia di Dio, combattere contro i miei peccati e sforzarmi con sincerità di abbandonarli. Accoglietemi”.
Fa’ questo, Samuele, e ti aspettiamo a braccia aperte e senza alcuna altra condizione. Cosa troverai a Trezzano Rosa? Una comunità di peccatori, e di tali peccatori che forse (Dio lo sa) la tua requisitoria non ha colto che un sentore delle loro colpe. Nessuno di noi è migliore dell’altro, perché la razza umana è composta solo da peccatori, di due categorie, però: quelli che amano i loro peccati e quelli che, pur peccando, li odiano. I primi soccombono al male e si alleano con esso; i secondi lo combattono (in se stessi, non negli altri). Noi desideriamo sforzarci, con cadute, ipocrisie (sì, talvolta anche quelle: siamo proprio peccatori) e rialzamenti, di essere gente che vive il ravvedimento e desideriamo diventare veri discepoli di Cristo. Chiunque voglia camminare secondo questa regola, è bene accetto.
Naturalmente, Samuele, esiste una seconda scelta. È doloroso chiudere con questa eventualità, ma è necessario essere molto chiari per evitare estenuanti e infruttuosi scambi epistolari e confronti nocivi. Puoi scegliere di indurirti e rincarar la dose. Puoi prendere le nostre parole come l’ennesima ed estrema manifestazione dell’ipocrisia. È una libera scelta.
Se farai questo (Dio non voglia), è ovvio che le nostre strade dovranno restare irriducibilmente separate. Se siamo da te considerati una comunità marcia e senza speranza, sarebbe per te controproducente avere relazione con noi. Dovrai trovare altri con cui condividere e vivere le tue convinzioni. Dovranno essere evitati, mancandone i presupposti costruttivi, incontri, lettere e quant’altro condurrebbe soltanto a esasperare gli animi, senza produrre nulla di buono. Noi non ti molesteremo certo in alcun modo, e ti chiediamo di fare altrettanto.
La grazia del Signore sia con te.
                                                                                                   La Comunità di Trezzano Rosa


RISPOSTA MIA ALLA PRECEDENTE LETTERA DELLA CHIESA DI TREZZANO ROSA

Ho ricevuto la mail di risposta alla mia lettera, nonostante mi aspettavo un confronto verbale così come mi era stato ipotizzato telefonicamente, ma non importa capisco che è difficile confrontarsi. Detto questo sono rimasto sconvolto di come siete stati così bravi a riaggirare l'oggetto della mia lettera e, attraverso interpretazioni tutte vostre e completamente lontane dal mio reale pensiero, vi siete focalizzati ad analizzare parole e frasi scritte all'unico scopo di screditare la mia lettera e girare a vostro favore la frittata, come si suol dire. Tutto questo si sarebbe risparmiato con un confronto verbale e non scritto, ma visto che a quanto pare me lo state negando mi devo obbligatoriamente trovare a risponde alle vostre inesattezze in quanto, anche se come giustamente mi avete fatto notare manco da tempo nella comunità, non è cambiata l'abitudine di mettere sempre in discussione gli altri, ma mai una volta che vi mettiate in discussione voi, convinti di essere sempre nella ragione e nella parte del giusto. 

Prima di entrare nel merito mi sarebbe piaciuto sapere come fate a dire che, dei buoni principi di cui parlo sono restio ad applicarli. Sulla base di che cosa dite ciò? Non fate riferimento alla mia vita passata, non conoscete la presente e non avete capito nulla della mia lettere che avete interpretato come meglio avete ritenuto opportuno. Infatti, e qui entro nello specifico delle vostre "interpretazioni", io non porto rancore verso nessuno di voi ne tantomeno odio, questo però non significa che devo rimanere inerte su atteggiamenti e parole che non condivido assolutamente. Non per forza uno che la pensa diversamente da voi deve essere un, aspetta come lo avete chiamato? "membro corrotto", e non per forza deve essere indiscutibilmente nel torto no? Se le mie parole sono state di biasimo, o se ho disprezzato l'ipocrisia e ritenuto crudeli alcuni dei vostri comportamenti, ho espresso solo ed esclusivamente la verità dei fatti che si sono verificati e ovviamente non posso fare altro che condannarli, è proprio per questo che vi ho scritto, non di certo per condividerli o cercare una rappacificazione senza aver prima espresso e possibilmente risolto le cose che non approvo. Comportamenti che oltre tutto non trovano riscontro neanche nelle scritture (un altro aspetto della mia lettera che avete accuratamente evitato di affrontare). Mi chiedete se questo è il giusto modo di porsi di una persona che si è vivificata nell'amore e nella gioia di Cristo. Apparte il fatto che, molti di voi, non tutti ovviamente, non sono in grado di fare lezioni a me ne di morale ne di cristianità, almeno fino a quando non ravvedano il loro comportamento, e poi ricordo che persino Gesù Cristo perse il controllo e si arrabbiò tantissimo nel tempio alla vista di persone che sconsacravano quel luogo sacro. Essere un cristiano non preclude il fatto che non ci si possa arrabbiare difronte a palesi ingiustizie. Tengo inoltre a precisare che la mia e' rabbia nei confronti di comportamenti e azioni che non sono assolutamente giusti, non è ne odio né rancore verso singole persone, sono le azioni che condanno non le singole persone per simpatia o antipatia.

La scelta di spedire la lettera solo a un gruppo di persone è stata dettata dal fatto che, non conoscendo tutti e non avendo il recapito di tutti, l'ho inviata solo a chi conoscevo consapevole che il messaggio sarebbe arrivato a tutta la comunità, e non perché io abbia qualche cosa irrisolta con qualcuno, ripeto non ho nulla contro le persone, ma contro le azioni che sono state commesse e queste azioni sono state commesse all'interno di una comunità che per definizione deve rispondere dei suoi membri, colpevoli o no, sia per il bene che per il male, poi sta alle coscienze di ognuno decidere di sentirsi tirati in causa oppure no da eventuali accuse. Quindi confermò che la lettera era rivolta alla comunità non ho nulla da nascondere, per quanto riguarda invece il blog, che è uno spazio libero di esprimere le proprie opinioni, non ho fatto altro che riportare la mia personale testimonianza, anche in questo caso mi sono solo limitato a raccontare la verità dei fatti, poi che a voi dia fastidio sentirseli raccontare questo è tutt'altro discorso, ma non cercate di accusarmi di "sputtanarvi", consentitemi il termine, o di criticarvi ecc, perché non è nulla di tutto questo, è solo la verità e non "fango" come lo avete chiamato. Il motivo per il quel l'articolo è stato cancellato dal blog non ha nulla a che vedere né con la coscienza né per la paura di ripercussioni legali, infatti se leggete il "Disclaimer" del mio blog (nella voce "chi sono") vi rendete conto da soli che non ho alcun motivo di aver timore di ripercussioni legali e, sinceramente, non mi fanno paura. Far conoscere le cose reali al mondo è solo un aiuto ad avere gli occhi ben aperti su tante religioni, come anche la cattolica o i testimoni di Geova ecc (visto che mi avete fatto notare che ho qualcosa da dire verso tutti) che nel nome di Cristo agiscono a proprio piacimento. Il mio lavoro sul blog continuerà come ho sempre fatto e proprio perché non ho alcuna paura continuerò a pubblicare articoli, lettere e probabilmente anche queste conversazioni, al fine di mettere in guardia le persone ad affidarsi solo a Cristo e non a comunità religiose che si rivelano lontane dal cammino che dovrebbero avere. Io non riconosco in voi la Chiesa di Cristo e a sostegno della mia convinzione ci sono numerose circostante e incongruenze, quindi non posso altro che ritenervi una delle tante sette gestite e governate dalle ambizioni umane che dallo Spirito Santo. Inoltre per quanto riguarda la testimonianza che ho scritto sul blog, se avete letto bene in fondo era precisato che non mi rivolgevo a tutti i membri della chiesa, quindi le vostre accuse nel dirmi che ho condannato un intera chiesa agli occhi del mondo risultano infondate dallo stesso testo che avete messo in questione.

Per quanto riguarda il "diritto di difesa" non ho avuto modo di darlo in quanto non ho ancora ricevuto l'invito a confrontarmi di persona e infatti, in ogni caso, mi sono limitato a raccontare i fatti, non a dire chi li ha commessi, quindi anche in questo caso non ci siamo proprio come appiglio.

La vostra lettera continua insinuando che io avrei un senso di vendetta su questa persona che ha commesso peccato di omosessualità, e questo mi rammarica davvero in quanto, dato che ho avuto modo di parlare di questa questione con alcuni di voi, ho ben precisato che non ho alcuna forma vendicativa e ho anche richiesto che si evitasse di discriminarlo come è accaduto con me. Peccato che poi viene riportato a proprio piacere le cose. Anche in questo caso avete capito molto male il senso della mia lettera. Non avete ancora capito che la questione non è personale e non cerco alcuna vendetta, ma quello che condanno è che ci sono diversi evidenti modi di agire verso alcune persone e non verso altre. Perché se in un caso di peccato vengono presi provvedimenti disciplinari, in un altro stesso caso si tende invece a nascondere la cosa o affrontarla in maniera diversa? Siamo forse diversi davanti a Dio? Questa è l'ingiustizia che si compie alla quale io mi oppongo! E voi miseramente interpretate questo accusandomi di volere vendetta? Siete completamente fuori strada!

Per quanto riguarda Katia sono a conoscenza della lettera che le è stata inviata e sono anche a conoscenza delle parole che li sono state rivolte. Qualcuno gli ha detto che cambia uomo come cambia cellulare, qualcun altro ha detto che era fortunata perché ai tempi di Gesù sarebbe stata lapidata! Se queste frasi non sono l'equivalente di dare della prostituta ad una persona allora spiegatemi voi il significato. Ancora una volta ripeto che anche se sono state alcune persone a dirle ne risponde comunque tutta la comunità, in quanto tale, inoltre c'è poco di infondato in quello che o detto in merito a Katia e la prova sono i fatti cioè che a mia sorella non si rivolge il saluto, non si ha più contatti, tagliata fuori o forse qualcuno di voi la vede, la sente o la frequenta?! E anche in questo caso è stata fatta una differenza tra Katia e suo marito, il quale, nonostante abbia avuto altre relazioni, di cui una siete tutti a conoscenza, è continuamente in comunione con tutti voi. In merito a mio cognato, anche in questo caso non mi sembra di avergli dato del donnaiolo nella mia lettera, ho detto la verità, e ancora una volta la verità viene confusa come etichettatura o giudizio da parte mia. Ci sono dei dati di fatto, delle verità appunto, di cui non potete negare l'evidenza, o probabilmente non ne siete a conoscenza ed è proprio per questo che vi ho scritto, una comunità che al suo interno è segnata da peccati nascosti non può essere una comunità che funzioni. Perché anziché limitarvi a farmi passare per l'incoerente non siete venuti da ma ed ascoltare le verita' che macchiano di ipocrisia la chiesa?! Troppo facile girare le cose a vostro favore senza nemmeno sentire quello che probabilmente non volete ascoltare.

Per quanto riguarda le mail intercorse tra me e un membro della chiesa, non ho nulla da nascondere, questa mi ha dato una risposta e io ho cercato di capire il perché, in seguito anche al fatto che altre persone mi hanno segnalato i miei cognati come fomentatori, volevo e voglio capire l'attendibilità di queste affermazioni. Io non spero che i miei cognati siano coinvolti, vi sbagliate di grosso, anche perché se c'è qualche responsabile lo siete tutti, ne cerco il male, voglio solo la verità e la giustizia due elementi che si sono troppo a lungo sottovalutati. Non sono i miei cognati il punto, sono le azioni della comunità, e ancora una volta ripeto, le azioni! 

Mi avete mandato una lettera che non ha fatto altro che aggrapparsi a parole o frasi scritte da me e tergiversate, non avete dato risposte sul perché sono state compiute certe scelte, sul perché molte persone hanno abbandonato la comunità, non avete risposto sul perché avete fatto preferenze, perche' c'e' poco amore, ma vi siete solo limitati a cercare di dimostrare, solo a voi stessi, di essere una persona inaffidabile e incoerente. E ora venite anche a chiedere a me di chiedere scusa? Non posso chiedere scusa per un qualcosa che non ho fatto, in quanto io mi sono solo limitato a scrivere la verità, e a chiedere spiegazioni su cose che non condivido, alle quali non ho avuto risposta. Tutto il resto lo avete fatto voi, l'immagine che avete voluto dare di me con la vostra risposta è frutto della vostra immaginazione e di un interpretazione errata di quanto ho voluto dire al solo fine di evitare la vera questione e togliervi il caso di mezzo. Mi spiace davvero che non sia stato capito e che non mi sia stato dato modo di confrontarmi con voi personalmente, anche se mi aspettavo una reazione così, una reazione incapace di confrontarsi e ascoltare chi vi dice "state sbagliando", troppo abituati a guardare dall'alto della vostra superbia, troppo convinti di essere nel giusto e incapaci di metterci in discussione. Ho presentato un problema e ho chiesto un confronto su di esso, quello che ho ricevuto è stato solo una delle tante lettere che, in stile inquisitorio, siete abituati a spedire. La scrittura di certo può essere un mezzo valido per esprimere i pensieri, ma a volte si rischia di nascondersi dietro a grandi parole perché incapaci di parlarsi apertamente a quattrocchi. Io sono sempre a disposizione per un confronto personale. Sono anche in ogni caso sono apposto con la mia coscienza e no so se molti di voi possano dire la stessa cosa, sono anche deciso ad andare a fondo a questa questione e appellarmi ad altre chiese nella speranza che ci siano persone da voi considerate più autorevoli e credibili di me, che vi facciano capire l'errore che avete commesso e che state continuando a fare. Questo perché ho la profonda convinzione che quello che sto facendo sia la cosa giusta da fare e Dio è con me!


Lascio a voi ogni tipo di pensiero e opinione in merito. Tengo inoltre a precisare che non si può e non si deve fare di tutta l'erba un fascio, in quanto ci sono persone che, probabilmente inconsapevoli, hanno un animo buono e delle reali buone intenzioni. Questo è quanto accaduto a me e altre persone in un determinato contesto. E con questo desidero vorrei fare un Invito a tutti coloro di buona fede e di sani valori a valutare bene se la realtà nella quale si trovano rispecchi davvero quello che desiderano e soprattutto se davvero nelle comunità che frequentate agiscono secondo i principi di Cristo.

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